Ascensione B

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La festa dell’Ascensione è citata in testi antichi del IV secolo, compare negli scritti di Gregorio di Nissa, di Giovanni Crisostomo, di Agostino e la si professa nel Credo «…è salito al cielo, siede alla destra del Padre». Il racconto delle Scritture e la celebrazione liturgica di questo mistero sono frequentemente rappresentati in miniature di codici, in mosaici e in avori a partire dal secolo V.

Nel brano di Vangelo secondo Marco (16,15-20) Gesù risorto fa ai suoi amici le ultime consegne: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura», garantendo la sua presenza attraverso concreti «segni che accompagneranno quelli che credono». L’evangelista poi aggiunge: «Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio».

Contempliamo per qualche istante l’«Ascensione» narrata da Giotto che a Padova affresca la Cappella degli Scrovegni (1303-1305). La rappresentazione, parte delle «Storie della Passione di Gesù», si trova nel registro centrale inferiore della parete sinistra guardando l’altare. La scena mostra gli undici inginocchiati su un promontorio spoglio, con lo sguardo rivolto verso l’alto, posti a sinistra e a destra di Maria, in preghiera, protesa e rapita dalla visione. Gli apostoli in prima fila nei due gruppi si fanno schermo con la mano per proteggere gli occhi dalla luce accecante che avvolge il misterioso congedo del Risorto.

In alto, su un fondo azzurro, schiere di angeli, sante e santi, da una parte e dall’altra, acclamano Gesù mentre, in candide vesti, dentro una mandorla di luce, sale a poco a poco, coperto dalla nube ai suoi piedi, verso l’alto, quasi nell’atto di «aprire» il cielo, la gloria del Regno. Al centro, due angeli, distaccati da terra, indicano con una mano quanto sta avvenendo sopra di loro e con l’altra invitano gli apostoli a non indugiare troppo nella contemplazione.

Gli undici prima timorosi, ora si fidano e affidano al Maestro che così inaugura la sua nuova e definitiva forma di presenza in quanto partecipa alla potenza regale di Dio. Il brano si conclude infatti con: «Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano».

Il sublime artista riesce a narrare il misterioso distacco di Gesù uomo dai suoi e l’inizio della sua presenza nuova e continua in ciascuno di loro e di noi attraverso lo Spirito, in sinergia e a sostegno della nostra esistenza.

Condividiamo l’invocazione tratta dalla Cantata «Solo l’ascensione di Cristo» di J. S. Bach:

«Solo l’ascensione di Cristo m’assicura

che anch’io salirò al cielo

e grazie a ciò vinco sempre

tutti i dubbi, le paure e le sofferenze;

e poiché la testa è in cielo,

Gesù Cristo quando verrà il tempo

ricongiungerà a sé le sue membra».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.