Battesimo del Signore

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Il pittore bergamasco Gian Battista Moroni, regala una particolare lettura della pagina evangelica (Marco 1,7-11) invitandoci a prendere il posto dell’offerente raffigurato in primo piano nel quadro «Devoto in contemplazione del battesimo di Cristo», (1555/1560), ora in collezione privata. Nell’opera, una delle prime in cui il giovane artista cerca un equilibrio tra il ritratto e il tema religioso, è evidente il riferimento alle tecniche della «orazione mentale» propagate dai testi di devozione a cominciare dal 1400. Proprio negli anni del dipinto, anche a Bergamo si stava diffondendo il libro «Esercizi Spirituali» in cui Ignazio di Loyola, tra l’altro, insegnava: «la composizione consisterà nel vedere, con la vista dell’immaginazione, il luogo fisico dov’è quel che voglio contemplare».
Perciò Moroni propone l’esercizio di mettersi in contemplazione, di vedere con gli occhi della immaginazione il Battesimo di Gesù. Il devoto-committente, vestito alla moda del tempo, di profilo e con le mani giunte, dai tratti somatici e dall’abito resi con affascinante realismo, è assorto nella contemplazione dell’episodio evangelico che appare in visione-meditazione nella sua mente. Ce lo confermano due tratti della scena: il giovane, con gli occhi rapiti, guarda «fuori» dal quadro e «vive nella mente» il Battesimo di Gesù, davanti a una colonna e ad un muro diroccato che lo separano dallo spazio reale.
Coinvolti dal devoto all’interno del dipinto, leggiamo il brano di Marco così da meglio comprenderne il significato: «In quei giorni, Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni». Il pittore, apprezzato in tutt’Europa, rappresenta realmente la scena, immersa in una natura tipicamente lombarda. Il Battista che tiene con la sinistra la canna-bastone a forma di croce (prefigurazione della passione), va incontro a Gesù, trentenne con le mani in preghiera, un bianco perizoma ai fianchi, i piedi nell’acqua del Giordano e lo battezza versando con una conchiglia l’acqua sul capo chino.
«E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”». In alto, l’artista raffigura lo Spirito Santo che, sotto forma di colomba, fa scendere un fascio di luce sul capo del Cristo, dietro al quale svetta un florido albero, simbolo del Nuovo Testamento che si inizia. Il Vecchio Testamento che si conclude è simboleggiato dall’albero sottile e spoglio, sulla destra. Al centro, in fondo, una città fortificata, reale o fantasiosa, ricorda la «Gerusalemme celeste» alla quale, grazie al Battesimo di Cristo, ogni persona è destinata.
Ricordiamo con Gregorio Nazianzeno (IV secolo), non solo la data ma soprattutto il valore del nostro battesimo: «Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.