Dio tace per amore

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Il Sabato santo è il giorno del riposo di Cristo nel sepolcro, del silenzio di Dio ma anche il giorno delle nostre domande che sanno di delusione: «Ma è possibile che tutto finisca così? Che i sogni, le attese, le speranze restino dietro la pietra della tomba?». Siamo come gli apostoli che hanno già sentito parlare della risurrezione e tuttavia «per timore dei Giudei» (Giovanni 20,19) sono ancora chiusi in casa, nel Cenacolo. Del futuro proviamo più smarrimento e paura che desiderio. Ci dimentichiamo che le domande e i dubbi aiutano a riflettere, a purificare, a ricercare, ad ascoltare e a sperare anche quando fanno soffrire.
Ci viene in aiuto la madre di Gesù perché il Sabato Santo è anche il sabato di Maria, la «mater dolorosa», che vive l’attesa con forza d’animo e sostiene la nostra speranza mentre la invochiamo: «prega per noi» Vincent Van Gogh, in uno dei momenti più drammatici della vita – il ricovero della casa di cura di Saint Remy-en-Provence – realizza nel 1889 la «Pietà», dipinto a olio su tela (cm. 41,5×34), ora ai Musei Vaticani. È l’unica volta in cui egli dipinge l’immagine di Cristo, lui che, poco prima, aveva scritto al fratello Theo (lettera 556), di avere «una natura doppia, di monaco e di pittore».
Come chiarisce l’annotazione autografa nell’angolo destro, Vincent trasforma e reinterpreta in modo del tutto originale l’incisione omonima realizzata, qualche decina d’anni prima, da Eugène Delacroix, un pittore da lui amato: «Quello che cercavo è il quasi sorridendo di Delacroix, che aveva il sole in testa e la tempesta nel cuore, e che si diceva fosse morto quasi sorridendo». In questa e nella copia più grande conservata al Van Gogh Museum di Amsterdam, la Madonna è raffigurata nella sua veste di «Madre addolorata» che con le mani di contadina protese in avanti, ci accoglie e ci sollecita a guardare il suo Figlio, morto per amore. Il pittore commenta alla sorella Willemien: «E poiché il viso del morto è nell’ombra, la testa pallida della donna si staglia chiara contro una nuvola – contrapposizione che fa sì che le due teste paiano un fiore scuro e un fiore chiaro, disposti appositamente per risaltare» (lettera 804).
Fermiamoci a contemplare. Maria ci guarda nel suo immenso amore e resta in silenzio e attende che si realizzi la promessa del Figlio: «Dopo tre giorni risorgerò» (Matteo 27,63).
Ci è di aiuto l’indimenticabile cardinale Martini quando nella Lettera pastorale alla diocesi di Milano (2000-2001) tra l’altro scriveva: «Tu conosci, o Maria, probabilmente per esperienza personale, come il buio del Sabato santo possa talora penetrare fino in fondo all’anima pur nella completa dedizione della volontà al disegno di Dio. Tu ci ottieni sempre, o Maria, questa consolazione che sostiene lo spirito senza che ne abbiamo coscienza, e ci darai, a suo tempo, di vedere i frutti del nostro “tener duro”, intercedendo per la nostra fecondità spirituale. Non ci si pente mai di aver continuato a voler bene!».

don Tarcisio Tironi

dal M.A.C.S.