Domenica di Pasqua B

La prima comunità cristiana si radunava per l’eucaristia presso la tomba del Signore «il primo giorno della settimana»e così celebrava la Pasqua ricordando la Maddalena che, trovando il sepolcro vuoto, corre a darne notizia a Pietro e Giovanni. «In quello stesso giorno, due dei discepoli erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus»: è l’inizio dello stupendo racconto evangelico, uno dei capolavori di Luca (24,1-35) che si proclama alla sera di Pasqua.

I due di ritorno a casa da Gerusalemme, raccontano la vicenda di Gesù come una smentita delle loro aspettative: «noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele». Un viandante sconosciuto s’affianca e, durante il cammino, li sconcerta presentando lo stesso fatto come il completamento d’una missione: «Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». L’ascolto delle riflessioni del misterioso personaggio lenisce gradualmente le ferite dell’animo dei discepoli che invitano lo straniero: «Resta con noi, perché si fa sera». Il compagno di viaggio si ferma e, quando a tavola condivide il pane, «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero». Sorpresi e stupiti, i due non vedono più Gesù e confessano: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le scritture?».

Guardiamo ora il dipinto di Diego Velazquez: «Cameriera di cucina con la cena in Emmaus» realizzato tra il 1618 e il 1620, attualmente a Dublino (National Gallery of Ireland). Il giovane artista presenta una tela intrigante e fa una scelta del tutto originale, rileggendo la vicenda da una prospettiva singolare. Attira la nostra attenzione la ragazza dalla carnagione scura, al centro, raffigurata con una cuffietta bianca, a mezzo busto, dietro il banco da cucina, al termine del suo servizio. S’appoggia con la mano destra al tavolo, sul quale ha appena abbandonato lo straccio accanto al piccolo mortaio, al bulbo d’aglio, ai recipienti, agli utensili e sta posando con la sinistra una brocca in ceramica smaltata. Quale pregevole sezione di natura morta!

L’espressione della giovane comunica stanchezza ma anche sorpresa che la induce a sostare in ascolto d’una «memoria» indicata con l’inclinazione della testa e la direzione dello sguardo. È da quella parte che viene la luce! Un altro dipinto, infatti, incorniciato, – per alcuni una finestra – è stato riscoperto a sinistra durante il restauro (1933): si tratta proprio della cena di Emmaus, narrata da Luca, con il Cristo che, tra i discepoli, «recitò la benedizione» sul pane. Di fatto, Velazquez sembra dire che il Cristo «apre gli occhi» e porta la sua luce soprattutto a chi, allora e ancor oggi, è trattato e ritenuto un essere inferiore.

Viviamo nella certezza che con il Risorto – come afferma Gregorio Nisseno (IV secolo) – «tutto diventa vita, risurrezione, aurora, mattino e giorno».

Cristo è veramente risorto! Alleluia!

È vivo e ci vuole vivi in ogni situazione della vita.

Non c’è sepolcro da cui non si possa venir fuori!

Prego e auguro di cuore:

Buona Pasqua di Risurrezione e di speranza.

don Tarcisio