Domenica di Pentecoste

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Farà bene rileggere il brano evangelico della solennità di Pentecoste (Giovanni 20,19-23), già considerato nella terza domenica di Pasqua. Qui si narra una «Prima» discesa dello Spirito che non avviene, come dice la parola Pentecoste, cinquanta giorni dopo Pasqua, ma la sera di Pasqua. Gesù, morto e risorto, dona ai suoi, chiusi nel Cenacolo, la pace e lo Spirito per il perdono dei peccati, attraverso il «soffio», come avvenne nella creazione raccontata nel libro della Genesi (2,7).
L’opera riprodotta (in Lezionario domenicale e festivo, anno A, tra le pp. 296-297) realizzata da Stefano Di Stasio, è la scrittura in immagine del testo degli Atti degli Apostoli (2,1-11) proclamato oggi. Si vedono gli effetti del fragore che «venne all’improvviso dal cielo» e del «vento che si abbatte impetuoso» (v. 2) su quanti erano riuniti: movimento e sorpresa per alcuni, accoglienza mansueta per pochi, consapevolezza che il prodigio viene dall’alto per Maria e per altri. Su ognuno è sceso lo Spirito sotto forma di «lingue come di fuoco» (v. 3). Mentre uno guarda stupito alla forza del vento che penetra con veemenza dalla finestra fino a quasi strapparne la tenda, due discepoli, in secondo piano, stanno uscendo per iniziare la narrazione delle grandi opere di Dio in modo comprensibile a tutti. Lo Spirito del Cristo, allora come oggi, abilita uomini e donne a costruire comunità dove ci si capisce e a superare la Babele della confusione e dell’incomunicabilità, dell’incomprensione e dello scontro che, a volte, sembra avere il sopravvento pure nel nostro tempo. In Gerusalemme, a Pentecoste, grazie allo Spirito, nei discepoli scompare la paura, sgorga una nuova forza e, tra i numerosi convenuti da oltre quindici popoli, nascono unità e comprensione dove c’erano divisione ed estraneità.
L’artista regala una Pentecoste attuale che si realizza in chi è disponibile a cambiare in meglio, a fare comunione, ad essere artigiano di giustizia e di pace. Perciò gli abiti di Maria e degli apostoli sono contemporanei, come le sedie e il tavolo, come il condominio visibile attraverso la finestra, quasi una prosecuzione del Cenacolo nelle nostre strade.
Giovanni Paolo II, nella Pentecoste del 1986 firmava l’enciclica Dominun et vivificantem sullo Spirito Santo, dove tra l’altro scriveva: «Dio, comunicandosi nello Spirito Santo come dono all’uomo, trasforma il mondo umano dal di dentro, dall’interno dei cuori e delle coscienze. Su questa via il mondo, diventa – come insegna il Concilio – “sempre più umano, sempre più profondamente umano”» (n. 59).
Apriamo la vela del cuore al vento e alla fantasia dello Spirito ri-creatore che giunge dove vuole per seminare doni differenti, spalancare porte e finestre, superare chiusure e particolarismi, vincere monotonia e piattume, costruire comunione e luoghi d’amore.
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.