Giovedì Santo

ingrandisci immagine

L’Ultima Cena è una delle scene bibliche più conosciute e rappresentate nella storia dell’arte.
Oltre all’Istituzione dell’Eucaristia e, dopo il Concilio di Trento, la Comunione degli Apostoli, l’altro tema iconografico, splendidamente illustrato da Leonardo nell’affresco del Cenacolo a Milano, è il momento in cui Gesù, prima di istituire l’Eucaristia, afferma, come narrano i quattro evangelisti: «Uno di voi mi tradirà».
Dove si fermano i Vangeli, continuano come sempre gli artisti che hanno immaginato quanto mancava nel Cenacolo e che hanno aggiunto riferimenti al tempo della composizione.
Nella grande tela realizzata per la parrocchiale di Romano di Lombardia nel 1569, Giovanni Battista Moroni, come Leonardo, sceglie la situazione più drammatica dell’Ultima Cena e studia la reazione degli apostoli al Cristo che pronuncia la frase del tradimento: «Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: “In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”» (Giovanni 13,21). Nel volto composto e solenne del Cristo, l’artista esprime la consapevolezza di chi, nel momento più tragico della vita, si sente solo ma nel contempo accetta con nobile serenità una missione che tra poco si completerà. L’artista di Albino raffigura la continuazione del testo evangelico – «I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse» (v. 22) – presentando ogni apostolo, preso da pensieri e ricordi, che si interroga o cerca risposte indagando il volto dei vicini, in una atmosfera gravida di attesa. Le realistiche facce dei dodici esprimono sgomento e meraviglia, scandalo e angoscia mentre Gesù sta al centro, con le braccia allargate e le mani aperte, pronto ad accogliere l’eventuale pentito. Nessuno tocca cibo e il coppiere, in piedi, dietro a tutti, con una trasparente brocca di vino tra le mani, resta immobile.
Da subito, cominciando dall’arcivescovo Carlo Borromeo che in occasione della Visita Apostolica (1575) lodò la pala come: «icona multum honorifica», fino ad oggi, l’opera del Moroni continua ad essere elogiata, visitata e richiesta per esposizioni. In ordine di tempo (25.10.2014 – 25.1.2015), ha ottenuto un grande e unanime successo la sua partecipazione alla mostra «Giovanni Battista Moroni. The sackler Wing» curata da Simone Facchinetti, il migliore studioso dell’artista bergamasco, e da Arturo Galansino, presso la Royal Academy of Arts di Londra. Dopo l’ultimo restauro (2016), sostenuto dalla Fondazione Credito Bergamasco, «la bellissima Ultima Cena di Romano» (V. Sgarbi), un «capolavoro assoluto» (P. Daverio), continua a proporci il Cristo che ci interpella.
Resta attuale e folgorante la conclusione dell’omelia che don Mazzolari tenne alla sua gente proprio il Giovedì Santo del 1958. «La Pasqua è questa parola detta ad un povero Giuda come me, detta a dei poveri Giuda come voi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, che Cristo ci perdona, che Cristo non vuole che noi ci disperiamo. Anche quando noi ci rivolteremo tutti i momenti contro di Lui, anche quando lo bestemmieremo, anche quando rifiuteremo il Sacerdote all’ultimo momento della nostra vita, ricordatevi che per Lui noi saremo sempre gli amici».

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.