Guarigione di un cieco dalla nascita

Emmanouil Tzanes Bounialìs, prete ortodosso, nato a Creta nel 1610, è uno degli iconografi e dei pittori greci più famosi del suo tempo, che sin da giovane è andato a Venezia dove ha realizzato la maggior parte delle sue opere e dove è morto nel 1690.
Tra le numerose sue icone firmate, in buona parte conservate nella importante collezione di San Giorgio dei Greci a Venezia, una è stata da lui “scritta” a commento del capitolo 9 del Vangelo di Giovanni, proprio il brano proclamato nelle Messe di domenica, IV del cammino di quaresima.
Il racconto della «Guarigione di un cieco dalla nascita» si può così suddividere: descrizione del miracolo (vv. 1-12), a cui segue un interrogatorio con al centro l’uomo, che ha recuperato la vista (13-17); interrogazione dei suoi genitori (18-23); ancora domande dei farisei al cieco guarito (24-34); colloquio con il Maestro (35-38); annuncio di Gesù sui motivi della sua venuta (39-41): perché gli uomini abbiano la vista, ma anche per giudicare quelli che presumono di averla.
Tzanes che firma e data (1686) l’icona in basso e in alto la titola «La guarigione del cieco» (in greco e anablepsis tou tuflou), ci aiuta a comprendere le varie fasi narrate da Giovanni. In mezzo, mediante l’impiego del primo piano scenico, sta la scena centrale: il momento in cui il Signore spalma il fango sugli occhi chiusi del cieco dalla nascita, attorniato dai dodici discepoli sorpresi perché spiritualmente «ciechi». Infatti sono ancora fermi a chiedersi chi è il colpevole di quella malattia.
Sulla sinistra, davanti a una solenne costruzione con arco a tutto sesto, il cieco – secondo l’ordine di Gesù – si sta lavando con l’acqua della piscina di Siloe per poi, esultante e senza bastone, correre verso la gente. Lo ritroviamo difatto in prima fila, trattenuto per le braccia, che risponde alle domande dei farisei, davanti a una folla, nell’atrio di una maestosa costruzione, ad archi veneziani. Sulla destra, si vedono i genitori del cieco guarito che, usciti dalla città, sono accompagnati per essere pure loro interrogati.
I dialoghi narrati dall’evangelista trattano da una parte il graduale cammino di fede di colui che era cieco e, dall’altra, il progressivo indurimento nell’incredulità dei farisei di fronte al compito principale del Cristo, il Messia, che è venuto a portare la luce e guarire dalla cecità, stimolando una decisione di fiducia o di rifiuto.
Guardiamo con cura la riproduzione dell’icona e ascoltiamo il consiglio di Papa Francesco: «Io vi suggerisco, oggi: prendete il Vangelo di Giovanni e leggete questo brano del capitolo 9. Vi farà bene, perché così vedrete questa strada dalla cecità alla luce e l’altra strada cattiva verso una più profonda cecità. […] Non dobbiamo avere paura! Apriamoci alla luce del Signore, Lui ci aspetta sempre per farci vedere meglio, per darci più luce, per perdonarci» (Angelus del 30 marzo 2014).

don Tarcisio

direttore M.A.C.S.