I^ Domenica di Quaresima

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Commenti, approvazioni, polemiche hanno accompagnato la notizia (fine 2020) che, anche nella liturgia, dalla prima domenica di Avvento, sarebbe stata adottata la nuova traduzione della seconda parte del «Padre nostro». Infatti nella Bibbia pubblicata con l’approvazione dei Vescovi italiani (2008), la dizione «Non c’indurre in tentazione», è sostituita da «Non abbandonarci alla tentazione». Il cambiamento provoca una riflessione sul significato delle parole e favorisce una maggior comprensione del termine «tentazione» presente anche nel brano del Vangelo secondo Marco (1,12-15).
Siamo alla prima domenica di quaresima che liturgicamente è detta «delle tentazioni di Gesù» perché narra di come lo stesso Maestro, dopo i circa trent’anni trascorsi in famiglia, iniziò il ministero pubblico assoggettandosi alle tentazioni di satana nel deserto: «E subito lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana».
Il primo significato del verbo «tentare» non è quello di provocare al male ma di fare un passaggio, spesso difficile, per arrivare a una maggiore maturità nel vivere. Il corrispondente termine greco tradotto in «tentazione», comprende anche il significato di prova, lotta, tensione per una scelta.
Il pittore Pietro Annigoni, nella tempera su tela dal titolo «Le tentazioni» o «La tentazione del viaggiatore», realizzata nel 1943, raffigura la pausa di un camminatore di montagna che riflette, guardando verso l’orizzonte. È la fatica dello scegliere e del prendere la strada giusta, è l’avventura della vita che pretende decisioni coerenti e valutazioni conseguenti quando ci si trova di fronte a momenti o tappe del cammino in cui siamo messi alla prova, siamo «tentati». E Annigoni dipinge con una pennellata inconfondibile, rapida e realistica, questo snodo come una sosta in montagna di chi, tenendo il bastone nella mano sinistra, si siede pensoso su un tronco, dove ha appoggiato lo zaino.
Che cosa sta guardando il viaggiatore? Intravede una strada, alcune colline, qualche abitazione e poi…nebbia, confusione. Il deserto dove Gesù è messo alla prova simboleggia la foschia, l’oscurità, la confusione in cui a volte ci troviamo. Non è l’opera organizzata dal Signore per farci cadere, per farci star male e neppure l’effetto di chissà chi si diverte a nostre spese ma fa parte della vita trovarsi davanti a un’alternativa e individuare abbagli e lusinghe per evitarli. L’artista stendendo sul fondo colori chiari e tenui, sembra confermare che tra poco il viandante, dopo la pausa (simboleggiata dai «quaranta giorni»), supererà la prova e riprenderà il cammino. Dopo aver attraversato le tentazioni, Gesù infatti continua il suo percorso, «proclamando il vangelo di Dio».
Nella vita del monaco Antonio (IV sec.), troviamo la risposta alla sua e nostra obiezione quando, superate le tentazioni, egli chiede al Signore apparsogli in un raggio luminoso: «Dov’eri? Perché non sei comparso subito per arrestare le mie sofferenze?». «Antonio, – replica Dio – ero qui a lottare con te».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.