I due discepoli di Emmaus

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Con il testo scritto e dipinto, le tavole del «Lezionario» rimandano all’interazione tra immagini e parole che caratterizza la tradizione europea, a cominciare dai manoscritti miniati d’uso liturgico. Un esempio straordinario è l’«Exsultet» il cui nome deriva dalla prima parola del canto liturgico che, dal secolo 7°, in ogni chiesa cattolica, nella Veglia pasquale, proclama la vittoria della luce sulle tenebre, simboleggiata dal cero pasquale acceso. Il manoscritto «Exsultet», a forma di rotolo, lungo alcuni metri, era tenuto tra le mani dal diacono che, mentre vi leggeva cantando dall’ambone l’annunzio della risurrezione di Cristo, lo svolgeva cosicché i fedeli sottostanti, gioivano ascoltandolo e guardando le immagini e i colori.
La parola evangelica di Luca 24,13-35 è stata «scritta» nel 2007, in acrilico su carta, dall’artista Stefano Di Stasio ed è posta nel Lezionario domenicale e festivo, anno B, tra le pp. 152-153. L’invenzione creativa ci fa sentire dentro l’avvenimento: chi di noi almeno un giorno non si è ritrovato, come Cleopa e il suo amico, sulla strada di Emmaus con nel cuore delusionie interrogativi?
I due discepoli vestiti con la nostra quotidianità, stanno tornando a casa profondamente scoraggiati perché non è accaduto nulla di quanto si aspettavano. Sono raffigurati disorientati, insieme a un terzo viandante – al centro, barba e capelli abbondanti, lungo cappotto rosso – che accompagna con il muoversi delle mani la conversazione in corso. Da Gerusalemme a Emmaus, per undici chilometri i discepoli camminano con passo triste, su una via che ricorda tutte le strade del mondo, facendo domande, narrando insoddisfatte aspirazioni, rivelando progetti e sogni svaniti. Di Stasio ci porta così a non dimenticare che la Bibbia si fa sempre quotidiana. Sono io, siamo noi che camminiamo su questa strada e, se vogliamo, il Viandante sconosciuto si affianca nel nostro procedere e per prima cosa ci ascolta. L’artista insiste nel farci memoria che il fatto raccontato dall’evangelista accade qui, dove scorre l’orologio della storia, tra le nostre case pure loro intristite e dalle finestre chiuse, dipinte in una figurazione visionaria che richiama De Chirico, incontrato dal «nostro» all’età di circa dodici anni. La creatività del pittore di origine napoletana, pone alle spalle dei tre camminatori una sorprendente e vivace fonte di luce che viene da Gerusalemme dove il Cristo sì è morto ma è anche risorto. È un chiarore che tutto illumina fino a tracciare dei tre, ombre lunghe perché tra poco è sera.
Nel seguito del brano evangelico lo sconosciuto che, con pazienza ha condotto i due a rileggere e a comprendere alla luce delle Scritture gli eventi vissuti, accetta l’invito insistente: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto» (v. 29). Si ferma e sta nella loro notte. Solo quando egli «spezza il pane» i due lo riconoscono, ma lui scompare.
Restituiti alla vita, i due riprendono la strada in direzione opposta per ritornare dagli altri discepoli. «La stella del mattino che non conosce tramonto, Cristo risuscitato dai morti fa risplendere sul genere umano la sua luce serena», cantano gli ultimi versetti dell’«Exsultet». C’è per tutti e sempre, un nuovo inizio.

 

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.