II^ Domenica Tempo Ordinario (B)

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Ognuno ha nella memoria luogo, data, ora e, a volte, i minuti, dell’incontro che ha segnato la vita trasformandola, come il primo sguardo per due innamorati, il primo bacio, una decisione determinante della vita (matrimonio, ordinazione sacerdotale, vita consacrata, vita da single), la nascita di un figlio, di una figlia. Certi attimi sono per sempre e cambiano la vita!
Deve essere stato così anche per i due discepoli del Battista, Andrea e il suo amico, di cui si narra nel brano del Vangelo secondo Giovanni (1, 35-42). Vien da pensare che il discepolo di cui non sappiamo il nome sia lo stesso autore del quarto Vangelo, il quale, a distanza di circa settant’anni, ricorda benissimo quell’incontro che ha sconvolto la vita a lui e ad Andrea, quando rivela: «erano circa le quattro del pomeriggio». Il Precursore segnala ai due il Cristo Gesù, «l’agnello di Dio», invitandoli a seguirLo.
Sull’abside semicircolare della cappella della Casa di formazione al sacerdozio (Fraternità S. Carlo a Roma), si snoda un ciclo musivo, ispirato dalla Bibbia e realizzato da Mario Rupnik per la liturgia e la preghiera personale (2010). Sulla parte sinistra racconta la visita ad Abramo dei tre personaggi celesti e sulla destra leggiamo l’episodio evangelico «scritto» con le tessere di mosaico mentre i due discepoli s’incamminano per seguire Gesù. Andrea e Giovanni sono raffigurati in movimento: il primo, come il Maestro, tiene nella destra un rotolo a significare che ha accolto il Cristo, la Parola, l’altro con una mano sollevata, è rappresentato nell’atto di rispondere alla domanda di Gesù («Che cosa cercate?») con la richiesta: «Maestro, dove dimori?». Il Cristo a quel punto si gira, guarda verso chi sta in preghiera e, con la mano destra, indica ai discepoli e a tutte le persone in ricerca, la cupola, simbolo del cielo. Poi propone di fare un’esperienza, dicendo: «Venite e vedrete». Il Figlio di Dio abita presso il Padre e contemporaneamente si rende presente nella Chiesa, formata da tutti battezzati, suggerita dalle colonne della cupola e da Maria, la prima dei salvati, che nell’intero mosaico compare sulla sinistra del suo Figlio. Con una felice soluzione l’artista gesuita inserisce tra i discepoli e il Maestro, il tabernacolo al centro di una croce dorata, con una piccola tegola che fa da porta, recante l’immagine di due discepoli che remano su una barca (la Chiesa). I due guardano al Cristo figurato nel mosaico e non sembrano accorgersi che Lui sta seduto dietro di loro, al timone. Sorprende che le prime parole di Gesù nel Vangelo giovanneo siano: «Che cosa cercate?». Da lì ha tutto inizio per i due, per tanti e per noi.
Secondo il discepolo Platone, Socrate durante il processo dichiarò ai giudici ateniesi: «Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.