III Domenica Tempo Ordinario

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All’inizio dell’anno, ecco un’opportunità per riflettere sul rapporto tra tempo ed eternità. Da quando Dio si è fatto carne in Gesù Cristo, accanto al tempo (chrónos) quale realtà contingente e misurabile, la Bibbia parla di un tempo (kairós) come occasione personale e favorevole, seme di eterno.
Dopo essere stato battezzato, Gesù inizia a proclamare il Vangelo pronunciando le prime parole pubbliche. È un annuncio essenziale e riassuntivo del perché è venuto tra noi: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Così narra l’evangelista Marco (1,14-20), nel primo dei vangeli, scritto ascoltando la testimonianza di Pietro, tra gli anni 50 e 60. Con il Natale di Gesù, infatti, il tempo umano è giunto a pienezza, la storia diventa l’epifania della salvezza. Siamo nel tempo ultimo: ogni istante è unico per prendere coscienza che Cristo è con noi, per decidere quale direzione dare alla vita, come quei primi quattro che subito hanno creduto all’Amore di Dio.
Entriamo nella chiesa prepositurale di S. Maria Assunta e S. Giacomo Maggiore a Romano di Lombardia e, dopo la preghiera, con lo sguardo alla volta, leggiamo il primo medaglione, «la chiamata di S. Giacomo Maggiore». Affrescato da Ponziano Loverini nel 1910 insieme agli altri tre (Presentazione di Gesù, Transito della Vergine, Assunzione di Maria), è la scrittura a colori della seconda parte del testo evangelico. Del pittore che ha guidato per oltre trent’anni l’Accademia Carrara, sono anche le tele collocate (1903) nel coro (Martirio di S. Giacomo e Transito di S. Giuseppe). L’artista, con una fresca e luminosa colorazione, raffigura al centro Gesù, solenne e con lo sguardo verso l’alto, mentre con la destra indica di seguirlo. Giacomo, ha appena accettato la chiamata e sta inginocchiato davanti al Maestro, con un remo accanto, per terra. Nell’affresco intuiamo che Simone e Andrea, i primi due fratelli, visti da Gesù lungo il mare di Galilea, hanno accettato l’invito («Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini») e si sono portati avanti. Sulla destra compare infatti, la prua della loro imbarcazione, con le reti. Sull’altra barca si trova Giovanni, fratello di Giacomo, dipinto in piedi, con le mani sul cuore, nell’atto di salutare il papà Zebedeo intento a riparare le reti. Nell’opera, dalla pennellata larga e vigorosa, tutto esprime «movimento»: l’onda del lago, il piede alzato di Gesù, le braccia e il corpo di Giacomo, l’attività di Zebedeo, il gesto di Giovanni, gli uccelli in volo.

Non si può rimanere immobili alla chiamata divina. La scrittrice e pensatrice Simone Weil descrive così gli effetti in chi s’affida al Cristo: «Quello che mi fa capire se uno è passato attraverso il fuoco dell’amore divino, non è il suo modo di parlare di Dio, è il suo modo di parlare delle cose terrene».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.