V Domenica Tempo Ordinario

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Nel Vangelo secondo Marco (1,29-39) troviamo il primo racconto di guarigione compiuto da Gesù che: «uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni». Gesù e i due figli di Zebedeo, dopo l’incontro in sinagoga, vanno con Andrea a prendere cibo nella casa della famiglia di Simone che si trovava molto vicina. Lo conferma Egeria quando (393-396) racconta del suo pellegrinaggio nei luoghi santi: «A Cafarnao la casa del Principe degli Apostoli è diventata chiesa; ma si conservano ancora le parti della casa». Grazie alla cura e alla ricerca dei Padri Francescani, con l’edificio «Memoriale di Pietro», dal 1995 sono visibili parte della casa di Pietro e i mosaici del pavimento della basilica ottagonale costruita dai bizantini (metà V sec.).
Gesù con i primi quattro discepoli entra in questa abitazione dove: «La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei».
Incominciamo a leggere il disegno che Rembrandt realizzò con penna e pennello alla fine del 1658. Nella piccola opera a inchiostro – «La guarigione della suocera di San Pietro» – l’attenzione è posta proprio sui gesti semplici e profondamente umani di Gesù nei confronti di chi si trova nella sofferenza.
L’artista olandese evidenzia il centro del Vangelo, la Bella Notizia che è per tutti, perché nella mamma della moglie di Pietro ci siamo noi, ci sono gli uomini e le donne d’ogni tempo che cercano di rimettersi in piedi. Il verbo greco utilizzato da Marco equivalente a «fa rialzare, fa risuscitare», è lo stesso impiegato per la resurrezione di Gesù. Rembrandt riesce a concentrare la nostra attenzione sulla raffigurazione dell’essenzialità del racconto evangelico: Gesù «si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano». Il corpo della donna che ha appena lasciato il giaciglio indicato con pochi e deboli tratti, sta per essere alzato dal Maestro. Facendo forza sui piedi nudi, egli si piega verso l’ammalata, la prende per le mani per sollevarla con la sua forza. L’artista si mostra geniale anche qui: sottolinea non il risultato imminente ma l’intervento di Gesù e la reazione collaborante della donna. Il Figlio di Dio infatti è venuto sulla terra a salvare ogni persona «ammalata»: si china verso di essa con bontà e con misericordia, la rimette in piedi se trova risposta e partecipazione. Guardando il disegno, la nostra attenzione è posta sul gesto di Gesù, senza altri personaggi, narrato nella sua essenzialità, reale per ogni situazione, alla portata di tutti.
Silvano Fausti ci aiuta a riflettere: «Il miracolo sta non in ciò che avviene nella guarigione, ma in ciò che segue la guarigione: questa suocera, guarita dalla febbre, “serviva”. Il vero miracolo che ci rende simili a Dio è la capacità di amare, e amare vuol dire servire».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.