IV Domenica Tempo Ordinario

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Lambach, un paese in Alta Austria di circa quattromila abitanti, è famoso per la grande Abbazia del 1040, retta dai monaci Benedettini dal 1056. All’interno del complesso dei vasti edifici, in una cappella sopraelevata, nel 1960 sono stati riscoperti numerosi affreschi bizantineggianti di grande valore, risalenti al 1080.
In uno di questi – «Gesù libera l’invasato nella Sinagoga di Cafarnao» – la raffigurazione è caratterizzata da un motivo con colonne e capitelli sui quali s’appoggia una sorta d’architrave che corre nella parte superiore del dipinto. Quindi nella città di Cafarnao, descritta con le torri a destra e a sinistra, le raffigurazioni architettoniche in primo piano ricordano la sinagoga e inquadrano la scena dove si erge la figura di Cristo. Il Nazareno, con la particolare aureola attorno al capo, vestito con una tunica bianca e un mantello rosso, sta benedicendo con la mano destra mentre tiene nella sinistra il rotolo della Parola. Lo circondano due gruppi di uomini che guardano stupiti e commentano. I dodici alla sua destra sono gli apostoli, con indosso una veste simile a quella del Maestro che fanno da testimoni del suo intervento per guarire un uomo posseduto dal demonio. Il primo del gruppo è probabilmente Pietro che con entrambe le mani mostra a noi Gesù e dietro si riconosce Giovanni per l’aspetto giovanile. A sinistra di Cristo sta l’altro gruppo di persone, vestite diversamente dagli apostoli, formato da quattordici uomini, forse in riferimento al numero di Davide secondo la Bibbia, come Matteo ha organizzato la genealogia di Gesù: quattro gruppi di quattordici persone ciascuno (1,1-17).
Nella parte inferiore dell’immagine c’è la persona posseduta che ai piedi di Cristo, sta per essere guarita.
L’autore dell’affresco rende così leggibile anche ai numerosi analfabeti del tempo, il fatto raccontato dall’evangelista Marco (1,21-28) e avvenuto nella sinagoga di Cafarnao dove, quanti ascoltavano Gesù, erano stupiti perché «insegnava loro come uno che ha autorità». Subito dopo, «un uomo posseduto da uno spirito impuro cominciò a gridare, dicendo: “Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!”». Il Maestro quindi dimostra la sua «autorità» anche nel liberare dalle potenze del male ordinando: «Taci! Esci da lui!». Dalla bocca spalancata dell’uomo dipinto a terra, con gli occhi sbarrati, «lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte», è appena uscito. Riusciamo a intuirlo nel diavoletto, nero, che compare all’altezza della vita del primo personaggio, a sinistra di Gesù.
L’espressione «spirito impuro», usata da Marco in modo alternativo con il termine «demonio», indica una condizione di non libertà degli uomini. Secondo Dostoevskij, nell’opera «I fratelli Karamazov», il Grande inquisitore si rivolge a Gesù tornato sulla terra, dicendo: «Invece di impossessarti della libertà degli uomini, tu l’hai resa ancora più grande!».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.