La luce, se nasce fa schiudere muri

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Nel «Lezionario» – il libro per l’annuncio della Parola nella celebrazione della Messa – sono contenute le letture dell’Antico e del Nuovo Testamento. Di fianco al testo biblico, la tradizione della Chiesa ha sempre posto immagini «narranti», con la scrittura artistica, il significato dei passi che sono proclamati. Scopo del «Lezionario» è dunque proclamare la parola di Dio mostrandola.
Dal 2007 al 2009 la Chiesa italiana ha predisposto un «Lezionario», in nove volumi, per i vari tempi dell’anno liturgico, con 211 tavole create da 88 pittori che, di volta in volta, «riscrivono artisticamente» il brano annunciato nella celebrazione, realizzando così una particolare pinacoteca d’arte sacra contemporanea.
Nell’immagine di Velasco Vitali – pastello e acquarello su carta in «Lezionario domenicale e festivo, Anno A», tra pp. 252 e 253 – leggiamo il brano del Vangelo di Giovanni (20,19-31) proclamato nella II domenica di Pasqua che parla de «Il Risorto e l’apostolo Tommaso».
Nel Cenacolo, a porte chiuse, la sera del «primo giorno della settimana» (v. 19), in assenza di Tommaso, il Risorto appare agli apostoli, mostra loro i segni della passione e dona la pace e lo Spirito. Al racconto di ciò che è avvenuto, l’apostolo, un uomo tutto d’un pezzo, reagisce dicendo: «Se non vedo… io non credo» (v. 25). Il Signore comprende tutto questo e otto giorni dopo la Pasqua, si presenta in casa, agli undici e invita Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!» (v. 27).
Vitali dà forma con grande efficacia al testo evangelico dividendo in due il racconto. Nella parte superiore della tavola, colorata di leggerezza, a destra si legge il Risorto, in un movimento proprio di chi è vivente e nella sottostante, al centro, compare un grande occhio aperto, in cerca di luce che sta per essere sfiorato da un dito. Infatti si tratta dell’indice di una mano destra che viene dall’alto, disegnata dall’artista con una sottile linea di pastello dello stesso azzurro del manto del Cristo risorto. È evidente il richiamo biblico. L’espressione «dito di Dio» nell’Antico Testamento indica la cura attenta, premurosa, particolare di Dio verso le creature da lui plasmate e nel Nuovo Testamento è applicata a Gesù che dona salvezza.
Con la mano Gesù guarisce Tommaso, che non vede perché non crede, ridà la vista a ogni cieco e afferma: «Beati coloro che credono senza vedere» (v. 29). Il Risorto chiama beati, felici, realizzati pure coloro che fanno fatica a credere, chi ricomincia, chi cerca a tentoni, appunto chi non vede, come l’apostolo.
Lasciarsi guarire, ascoltare la parola che ricrea e che narra la convivenza di Dio con la storia e con le nostre storie, può diventare per ognuno una memoria incantata, in una ripresa di vita, come lo fu per Tommaso.

Perché – recita un frammento mirabile di una poesia di Pierluigi Cappello – «la luce, se nasce fa schiudere muri».

 

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.