La religione del Volto

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Viviamo in momenti difficili. Cresce in tutti la ricerca di sorgenti di senso, di fonti di speranza. L’essere umano è un pensatore per natura, osserva, si chiede, scruta, si fa domande e tenta di conoscere.
Nel brano di Vangelo di questa quinta domenica di Pasqua, San Giovanni (14,1-12) ci racconta di un altro episodio accaduto all’interno del Cenacolo, di sera, poco prima dell’arresto di Gesù. L’apostolo Filippo interviene nel dialogo tra il Maestro e Tommaso con una decisa richiesta: «Signore, mostraci il Padre, e ci basta» (v. 8). Quanto ci assomigliano gli Apostoli! Si pongono domande, vogliono comprendere, cercano risposte. E Gesù, forse un poco scoraggiato, non si tira indietro: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”?» (v. 9).
William Xerra riscrive da artista questo momento della conversazione e sollecita il nostro sguardo a leggere la sua opera (collage e tecnica mista su cartoncino) posta nel Lezionario per le celebrazioni dei Santi tra le pp. 224-225.
Un rimando, una reinvenzione che rende attuale il messaggio sia della supplica dell’apostolo sia della risposta di Gesù. Il giovane al centro della tavola – Filippo o ognuno di noi – in un ritaglio di fotografia in bianco e nero, con la mano sinistra sostiene la testa, ci guarda e indaga pensieroso. Tutt’attorno, sopra e sotto, a larghe pennellate e in maiuscolo, si alternano, si ripetono, si sovrappongono, emergono le parole centrali della domanda e della risposta. La scelta di Xerra evidenzia così che la richiesta dell’apostolo è anche la nostra, di tanti, cristiani e non. Filippo non si accontenta di chi conosce da circa tre anni e rende esplicito il desiderio che ogni credente, presto o tardi, matura nel suo profondo: poter vedere il volto di Dio. Quante volte nei Salmi chi prega ha nel cuore questa infinita aspirazione: «Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto» (26,9).
L’artista insiste nel ripresentare al nostro sguardo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre». Stanno qui, in effetti, il centro e il nocciolo della fede cristiana: un incontro da cui nasce una visione nuova della vita che è altra cosa dal limitarsi a dire: «Dio esiste». Analogamente è del tutto diverso sapere che esiste l’amore e non amare di fatto alcuna persona. Dio si è dato un volto umano, quello di Gesù. Perciò, se vogliamo conoscere davvero chi è Dio, facciamo esperienza del Cristo: contempliamo il suo volto e viviamo come lui di autentico amore.
Pure l’insigne poeta Giuseppe Ungaretti, ventottenne soldato di fanteria al Carso, confessa il tormento di ogni creatura umana nella lirica del 1916: «Chiuso / fra cose mortali / (anche il cielo / stellato finirà) / Perché bramo Dio?». Successivamente, nella poesia «Mio fiume anche tu» scritta nel 1944, mentre Roma era occupata, arriverà a dare un volto al Dio ardentemente desiderato, invocandolo come: «Cristo, pensoso palpito, / Astro incarnato nell’umane tenebre, / Fratello che t’immoli / Perennemente per riedificare / Umanamente l’uomo».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.