L’Annunciazione a Maria

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Nell’Annunciazione a Maria – la festa dell’Incarnazione – si realizza il compimento delle promesse. Maria è chiamata a concepire, mediante la potenza dello Spirito, Colui nel quale, secondo S. Paolo, abiterà «corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Colossesi 2,9). Leggiamo o rileggiamo la narrazione nel Vangelo secondo Luca (1,26-38).
Qualche anno fa potei visitare ad Arezzo lo straordinario ciclo le «Storie della Vera Croce» che Piero della Francesca realizzò ad affresco, dal 1452 al 1458, nella cappella maggiore della basilica di S. Francesco. Il soggetto delle storie rappresentate deriva dalla «Legenda Aurea» di Jacopo da Varazze, risalente al XIII secolo, che narra la storia miracolosa del legno della croce di Cristo. In simmetria al famoso Sogno di Costantino, l’artista ha dipinto, sulla parete di fondo del coro, a sinistra, L’Annunciazione, l’affresco (329×193 cm) che, secondo il grande critico d’arte Roberto Longhi, starebbe quasi a riassumere le vicende della passione di Cristo. Questa scena, non prevista dalla «Legenda Aurea» e inclusa da Piero, in quanto inizio della Storia della Salvezza, trova conferma nell’inno alla croce – «Pange lingua gloriosi prœlium certaminis» (Canta, o lingua, il combattimento della gloriosa lotta) – composto da S. Venanzio Fortunato (530-c.600) e ancora oggi utilizzato per la preghiera liturgica nella settimana di Passione e nella festa dell’Esaltazione della Croce. In una strofa centrale il poeta tratta ampiamente dell’Annunciazione: «Quando, dunque, venne la pienezza del sacro tempo, / fu inviato, dalla rocca del Padre, il Figlio creatore del mondo, / che, fattosi carne, fu partorito da un ventre verginale».
In un’architettura che ricorda il classicismo dell’Alberti, la stupenda immediatezza della pittura presenta l’episodio evangelico in una doppia spazialità, divisa dalla colonna centrale: l’arcangelo Gabriele arriva dall’aperto, fa un gesto di saluto, porge un ramoscello di palma, simbolo del vittorioso martirio di Cristo, alla Vergine raffigurata mentre accoglie l’annuncio nella rigorosa prospettiva di un portico che pare esaltare la sua figura regale. Maria è una giovane donna, assorta, ad occhi socchiusi che, accoglie con solenne gravità il messaggio dell’arcangelo. La Vergine con la mano destra fa un gesto di sorpresa e con la sinistra regge il libro delle Sacre Scritture nel quale tiene il segno con un dito così da poter ricominciare la lettura dopo l’imprevista visita. A sinistra in alto, sullo sfondo di un cielo chiaro, Dio Padre, dipinto a mezzo busto, sopra una nuvola, stendendo le mani, invia sotto forma di raggi dorati lo Spirito Santo per donare al mondo il «Dio con noi».
Piero della Francesca ci ha lasciato una rappresentazione del mistero del Verbo incarnato, incipit della salvezza di ogni persona, da due millenni reinterpretato da un numero illimitato di artisti che presentano Maria come una donna che liberamente ha accolto e donato la vita, per amore.
La contemplazione dell’affresco di Piero colpì anche la fantasia poetica di Pasolini, quando, nel 1955, davanti all’Annunciazione, descrivendo la luce crepuscolare del vespro, scrive: «È una luce / – ah, certo non meno soave / di quella, ma suprema – che si spande / da un sole racchiuso dove fu divino / l’Uomo, su quell’umile ora dell’Ave» (P.P. Pasolini, La ricchezza, in La religione del mio tempo, Milano 1961, pp. 8-9).

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.