Maria Madre di Dio

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Al centro delle celebrazioni, dei presepi, delle feste, sta un bambino: Gesù, figlio di Dio, «nato da donna», come conferma san Paolo nella più antica testimonianza mariana del Nuovo Testamento (Galati 4,4). Il Verbo divino è nato come tutte le persone, come ognuno di noi, «da donna». «Incarnatus est»: prende corpo grazie alla Sua mamma che ha nome e volto, Maria di Nazareth. I duecento padri al Concilio di Efeso, il 22 giugno 431 all’unanimità proclamarono Maria, «Theotòkos» (Madre di Dio).
Da allora, su ogni icona mariana, vicino al volto della Vergine leggiamo due digrammi in greco: a sinistra MP, abbreviazione di Meter («Madre»), a destra ΘY, abbreviazione di Theou («di Dio»). Compare questa scritta anche sull’icona «Salus populi Romani» che Papa Gregorio I portò in processione per invocare la fine della peste (593). Papa Francesco che si reca a S. Maria Maggiore per rivolgere una preghiera, non soltanto nelle grandi feste mariane e prima e dopo i viaggi internazionali, nel pieno della pandemia (15 marzo), si è inginocchiato dinanzi all’immagine della Vergine per chiedere aiuto.
L’icona «scritta» in stile bizantino, dipinta su tela ingessata e applicata su tavola, raffigura Maria con un manto («maphorion») azzurro scuro, sopra ad una veste violacea. La Madre con il Figlio in braccio, tiene nella sinistra una celeste «mappula» (fazzoletto in mano alle alte cariche statali nelle cerimonie), forse perché l’icona è della tipologia, «Regina cœli». Gesù ha nella mano sinistra un libro, forse un evangeliario, mentre con la destra benedice e rivolge gli occhi alla Madre che ci guarda, tutta compresa della sua missione. Le tre stelle, sul capo e sulle spalle di Maria, simboleggiano la sua perpetua verginità (prima, durante, dopo il parto).
Nel primo giorno dell’anno contempliamo «Maria Santissima, Madre di Dio», perché il Figlio che dona la pace, ha offerto a Lei e offre a tutti gli uomini e a tutte le donne, una vita d’amore, per sempre. Nel Vangelo secondo Luca(2,16-21) Ella reagisce diversamente dai pastori e dagli indifferenti abitanti di Betlemme: «Maria, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore». Guarda, ascolta, prova a mettere insieme, cioè dà un senso a quanto le sta accadendo. È la sapiente che cerca di scoprire il progetto divino sotteso agli eventi.

A noi che da piccoli nell’Ave Maria abbiamo imparato a invocarla come «Madre di Dio», Trilussa nella sua: «Alla Madonna», ricorda:

«Qann’ero ragazzino,

mamma mia me diceva:

Ricordati, fijolo,

quanno te senti veramente solo

tu prova a recità n’Ave Maria.

L’anima tua da sola spicca er volo

e se solleva, come pe’ magìa.

Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato;

da un pezzo s’è addormita la vecchietta,

ma quer consijo nun l’ho mai scordato.

Come me sento veramente solo,

io prego la Madonna benedetta

e l’anima da sola pija er volo!».

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.