N.S. Gesù Cristo Re dell’Universo

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Conservo un libro ricco sulla splendida Cattedrale di Parma con la dedica-ricordo d’un felice incontro con il Vescovo, l’amico Cesare Bonicelli, da più di dieci anni passato nell’eternità. In quell’occasione visitai anche il Battistero, capolavoro spirituale e artistico, progettato da Benedetto Antelami che lasciò firma – «scultor Benedictus» – e data d’inizio dei lavori (1196) sull’architrave del Portale della Vergine che si affaccia a nord, su Piazza Duomo.
Oltre al Portale del Battista, posto a meridione, il Battistero in marmo rosa di Verona, di struttura ottagonale, sviluppata in altezza, ha l’ingresso principale che guarda ad ovest, attraverso il Portale del Redentore detto anche Portale del Giudizio perché mostra ai fedeli la via indicata da Gesù per arrivare «pronti» all’incontro definitivo con Lui. Nella lunetta sopra la porta è infatti scolpito il Cristo Giudice attorniato da angeli con i simboli della passione e, nell’architrave sottostante, sono rappresentati i morti che escono dai sepolcri al suono delle trombe angeliche.
Sullo stipite di destra è narrata la parabola evangelica della vigna per far memoria che Dio chiama alla salvezza ogni uomo e ogni donna, dalla prima fino all’ultima ora. La fascia scultorea sullo stipite di sinistra racconta in sei riquadri, su quali scelte di vita saremo giudicati.
Rileggiamo la pagina evangelica di Matteo (25,31-46), scritta nella pietra. Nel discorso sul giudizio finale il Redentore misericordioso insegna come essere misericordiosi. Saremo giudicati secondo la regola di vita così indicata da Dio: «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi».
Il racconto per immagini dell’Antelami, da leggere partendo dal basso, ha come protagonista l’uomo caritatevole, con la fisionomia del Cristo, il «Beatus» che accoglie lo straniero con la tunica e il bordone del pellegrino in mano, lava i piedi al malato, porge una ciotola di cibo alla coppia affamata, dà un bicchiere d’acqua agli assetati, porta doni a un carcerato con le catene ai piedi, aiuta un ignudo a indossare la tunica. In dettaglio, nell’immagine corrispondente alla terza formella, il «Beatus» sta offrendo una ciotola di cibo a una coppia affamata, seduta su due sgabelli e, sotto, sta scritto: «escam larga manus hec porrigit esurienti» (a piene mani si dà da mangiare all’affamato). L’artista scolpisce umanizzando e rendendo la scena più realistica e leggibile: sulla spalla sinistra dell’uomo che è imboccato dal «Beatus», la donna appoggia la mano ad esprimere familiarità, condivisione e compartecipazione anche nel bisogno di cibo.
Quale attuale sintesi del Vangelo è la frase ripetuta da Lucia, la protagonista del romanzo I Promessi Sposi, che fece breccia nel cuore dell’Innominato, incaricato di rapirla: «Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia!».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.