Pentecoste B

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«Effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli» (effundam spiritum meum super omnem carnem et prophetabunt filii vestri). Questo leggiamo sul cartiglio della parte superiore della «Pentecoste» che Guido di Pietro (al secolo), fra’ Giovanni (religioso domenicano), conosciuto come Beato Angelico ha dipinto (1451-1453) in uno sportello dell’armadio degli argenti della SS. Annunziata di Firenze, ora al Museo San Marco. Il testo, tratto dal libro biblico di Gioele, descrive una realtà meravigliosa, annuncio di speranza dopo l’esilio del popolo da Babilonia. Il profeta vede un’immensa effusione dello Spirito non più solo su alcuni con compiti particolari ma su tutti, senza distinzione di classe, età, sesso: figli e figlie, schiavi e schiave, anziani che «faranno sogni».

Abbassiamo lo sguardo sulla tavola e constatiamo che questa promessa veterotestamentaria si sta realizzando per quanti sono con Maria, al piano superiore, nel Cenacolo. È la Pentecoste! Il racconto dell’effusione dello Spirito Santo (Atti 2,1-11) inizia con: «Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo». Quindi con gli apostoli, i discepoli e alcune donne ci doveva essere Maria, rappresentata al centro, in piedi, con le mani giunte, incantata e rapita. Sul suo capo e su quello dei ventisei uomini e donne, divisi in due gruppi, si posa una fiammella, simbolo dello Spirito del risorto, come scrive Luca: «Apparvero loro lingue come di fuoco che si posarono su ciascuno». I volti dei ventisei riflettono gli effetti dello Spirito: serenità, gioia, convinzione.

Nei discorsi d’addio del Vangelo odierno (Giovanni 15,26-27;16,12-15), Gesù promette: «Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza». Nella seconda parte della tavola, al piano terra, l’artista dipinge, in corrispondenza a Maria, una porta chiusa, titolo presente anche nelle litanie lauretane, quale «ianua cœli» (porta del cielo). L’opera dimostra la profondità anche teologica del domenicano fra’ Giovanni che completa la narrazione del racconto (Atti 2,4) con la scritta del cartiglio in basso: «tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue» (repleti sunt omnes Spiritu Sancto et cœperunt loqui variis linguis). Ed ecco, davanti alla porta di casa, fuori dal cenacolo, cinque personaggi, i cui abiti e i copricapi fanno pensare a diverse provenienze, si mostrano incuriositi e sorpresi quando sentono parlare nella loro lingua quanti stanno nella parte alta della casa. Sul terreno verde, pure la natura dimostra che lo Spirito porta vita, rigogliosa e variegata.

Di una delle sue indimenticabili canzoni – «E ti vengo a cercare» – Franco Battiato sottolineava che la ricerca è sempre del trascendente: «Divini sono, per chi ama, anche una donna o un uomo, a seconda dei casi. Però la tendenza è verso un essere superiore».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.