Prima Domenica di Avvento

Siamo soliti vivere nella «pretesa» che quanto ci piace e chiediamo trovi immediatamente appagamento e risposta. All’inizio dell’anno liturgico 2020 – 2021, ci viene proposto un periodo di quattro settimane circa per allenarci o imparare a vivere, attendendo. Cominciamo infatti, con questa domenica, il tempo dell’attesa, chiamato «Avvento», una figura della vita come attesa. Nel brano secondo Marco (13,33-37), – l’evangelista ci accompagnerà nella maggior parte delle domeniche di quest’anno – leggiamo la parabola del padrone che deve ritornare nella notte, e non si sa quando, a conclusione dell’intervento di Gesù ai discepoli più vicini (le due coppie di fratelli: Pietro e Andrea, Giovanni e Giacomo) sugli ultimi tempi. Dopo aver sollecitato per tre volte gli apostoli a vegliare, il Nazareno, rispondendo alla loro domanda: «Dì a noi: quando accadranno queste cose» (13,4), non riferita alla distruzione del tempio, ma alla venuta del Figlio dell’uomo, estende «a tutti» l’esortazione alla vigilanza.
Ogni persona, con «il suo compito» ricevuto dall’uomo che sta per venire, compreso «il portiere» comandato a «vegliare», è chiamata a superare il pericolo frequente di non vivere più nell’attesa perché si è adattata alla situazione. La risposta di chi attende il ritorno del Signore è di non dormire ma di tenere mente e cuore svegli, evitando indifferenza e pigrizia, paralisi e inerzia, per essere pronti ed operare con amore in ogni momento.
Rileggiamo l’opera del geniale Pablo Picasso, realizzata nel 1962 e intitolata «Volto sveglio». L’ottantunenne artista affronta il tempo che passa e quanto l’attende, riprendendo con insistenza il tema del ritratto dove lo sguardo sembra fissare il futuro. Nel segno nitido e scorrevole emerge una forte energia da chi ci guarda con dei grandi occhi che indagano nell’oltre, con inquietudine e con malinconia, quasi in cerca di un «domani». Come la vita, pure l’arte attende in una continua tensione: guarda con attenzione, mette a fuoco, si concentra, non si distrae. Mi viene in mente la famosa incisione «Melencolia I» di Albrecht Dürer dove gli occhi tristi della donna-angelo, ai cui piedi stanno abbandonati gli strumenti di lavoro, guardano in alto quasi in attesa di «novità» desiderate.
Lo sguardo particolarmente «sveglio», dipinto dall’artista catalano, buca la tela e sembra dare uno scossone alla nostre noncuranza e abitudinarietà. Nel contempo ci sollecita a spalancare gli occhi e gli orecchi per saper leggere il presente e scoprirvi con il cuore un poco di eternità, vigilando perché, se in un primo momento pare che ci manchi qualcosa, poi ci si accorge che manca Qualcuno.
Nella raccolta di poesie «Il bar del tempo», scritte dal contemporaneo Davide Rondoni, una è stata composta di fronte alla moglie incinta da poco, per la prima volta. I versi conclusivi sono una splendida sintesi di come vivere il periodo che oggi si inizia.

«…La felicità

è l’attesa, è il tempo».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.