Quarta Domenica di Avvento

Dante guarda in volto Maria di Nazareth più d’ogni altro somigliante al Figlio, «ché la sua chiarezza / sola ti può disporre a veder Cristo» (Paradiso, XXXII, 86-87) che continua a ispirare scrittori, poeti, musicisti, pittori, scultori, architetti. La più antica (II secolo) immagine dell’Annunciazione, si trova affrescata sulla volta d’una piccola camera sepolcrale nelle catacombe di Priscilla a Roma.

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L’evangelista Luca (1,26-38), riporta l’annuncio di Gabriele a Maria, ragazza d’un modesto villaggio lontano da Gerusalemme. I versetti introduttivi del brano, confermano che Dio vuol portare a compimento il suo progetto e, attraverso l’arcangelo, rivela alla Vergine il suo disegno di salvezza. Il messaggero, entra nel luogo dove si trova la promessa sposa di Giuseppe e la saluta con «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te». La prima parola di Dio rivolta a Maria è quindi un invito alla gioia perché è stata colmata di grazia per poter accogliere il Figlio di Dio nel suo grembo. Gabriele poi le svela delicatamente e in un crescendo, il mistero di lei Madre e del Figlio suo. L’adolescente alla fine offre la piena disponibilità a lasciar spazio alla Parola e a farla vivere in sé fino a riempirle tutta la vita.
Nella scultura «Annunciazione» (bronzo, ferro, vetro), Ugo Riva si conferma l’artifex che davanti ad ogni opera è – come dichiara in una preziosa intervista – «nella continua ricerca di capire il senso della vita magari nell’angusto tentativo di riunire il mondo della terra con quello del cielo». In quest’opera non leggiamo la ricerca di una forma meramente esteriore che si fa estetismo o maschera vuota con il solo intento di «lustrare» gli occhi. Si coglie invece la tappa di un cammino che, partito da lontano, nel cuore e nella mente dell’artista, dal 2005 continua a disvelare bellezza o almeno qualche suo raggio. Riva modella Maria, sorpresa, che abbassa lo sguardo, reclina il capo verso la destra e sembra ritrarsi. Con le mani dolcemente conserte, ella pare racchiudere con un’emozione religiosa, il suo grembo dove ha appena accolto Dio con il suo sì: «Avvenga per me secondo la tua parola». Per l’artista di Bergamo, apprezzato in tutto il mondo, che frequentemente crea angeli – forse per tenere socchiuso il collegamento tra la terra e il cielo – l’irruzione di Gabriele annunciante il messaggio della vita, ha una grande forza. L’arcangelo, solenne,dispiega le ali – rappresentanti la sollecitudine nel compiere il servizio divino – si muove verso chi guarda, appoggiandosi sulla punta d’un elegante piede. Non ha volto ma parla ad ognuno dello splendido mistero che dà inizio alla storia della salvezza.
Pier Paolo Pasolini nella delicata poesia «Annunciazione»: all’Angelo che chiede «Non senti i figli?», la Madre garantisce: « il grembo / sarà candore. / Pei figli vergini / io sarò vergine».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.