Quinta Domenica di Pasqua B

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Sin da piccolo, ho nella mente l’immagine della vigna che sale dolcemente le chine del colle – per i grumellesi «ilmonte» – e poi sembra toccare il cielo. Ricordo quanta cura nei numerosi interventi lungo l’anno per accompagnare lo sviluppo della pianta: diversi tipi di potatura, lavorazione del terreno, palificazione, sfogliatura, diradamento, antiparassitari, vendemmia. S’iniziava ai primi di dicembre e si finiva…a novembre, con il pericolo che tutto fosse vanificato in pochi istanti da una grandinata improvvisa lasciando in difficoltà economiche una o più famiglie.

La viticoltura ha svolto un ruolo considerevole nella vita del popolo ebraico diventando fonte di molteplici figure bibliche. Ai discepoli che ben conoscevano il simbolismo religioso di quest’immagine, Gesù durante l’ultima cena (Giovanni 15,1-8), rivela: «Io sono la vite vera» presentandosi come l’autentico rappresentante del popolo e aggiunge: «il Padre mio è l’agricoltore». Il legame dei discepoli con Gesù – «Io sono la vite, voi i tralci» – è essenziale per vivere, anche quando il Padre pota ogni tralcio «perché porti più frutto». Nel modo di vivere cristiano infatti è sempre tempo di miglioramenti e modifiche, cioè di potature. La via della vita è quindi: «Rimanete in me e io in voi» perché – continua il Maestro – «Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto», promettendo: «Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto».

Fermiamoci a leggere e lasciamoci stupire dal grande affresco con il Cristo-Vite e Storie delle vite di sante, (Barbara, Brigida d’Irlanda, Maddalena, Caterina d’Alessandria), realizzato nel 1524 da Lorenzo Lotto nella Chiesa, costruita per volontà dei cugini Suardi, all’interno della loro villa, a Trescore Balneario (Bg). Con genialità l’artista presenta al centro della parete nord una monumentale figura di Cristo a braccia distese, con ai piedi i committenti oranti e sopra il passo evangelico: «Ego sum vitis vos palmites». Dalle dita di Gesù si diramano i tralci buoni che, prima di raggiungere il pergolato, formano dieci girali contornanti, a mo’ di cornice, quanti, santi e soprattutto sante, hanno portato molto frutto proprio perché rimasti uniti alla vite. M’ha segnato nel profondo, tra le altre, una presenza in quella cappella. A fine giugno 1992, fui invitato dall’insegnante e dai genitori di trenta ragazzi e ragazze che concludevano il ciclo elementare, a celebrare l’Eucaristia. Sperimentai con loro l’energia impressa da Lotto nel significato eucaristico della vite vivacizzata dai putti vendemmianti sul pergolato, dipinto sul soffitto, che estendeva la sua bellezza anche sopra di noi durante la Messa.

L’inizio dell’iscrizione latina (Christum et de Christi Vite, Piorum propaginem) posta nel mezzo della parete di fronte alla porta d’ingresso, ci sollecita ad essere tralci vivi: «Cristo e da Cristo vite, il germoglio delle persone virtuose».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.