Sabato Santo B

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«Il Sabato Santo la Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore, meditando la sua passione e la sua morte, nonché la discesa agli inferi, e aspettando la sua risurrezione, nella preghiera e nel digiuno». Con tale indicazione, nel Messale per le celebrazioni s’apre la pagina «Sabato Santo», che non comprende nient’altro perché la «Veglia pasquale nella notte santa» si trova sotto il titolo «Domenica di Pasqua. “Risurrezione del Signore”».
L’anticipazione della Vigilia della Pasqua al mattino del sabato, decisa (1570) da Pio V, è durata fino alla riforma della Veglia pasquale (1951) e della Settimana Santa (1955) operata da Pio XII. Ricordo che fino al 1955, verso le ore 10 del sabato mattino, a conclusione della veglia, si annunciava la Risurrezione con il suono delle campane «sciolte» dai legami posti la sera del Giovedì Santo. Dopo il Concilio Vaticano II, con il nuovo Messale (1970) si confermò quella riforma con alcuni aggiustamenti.
«Morì e fu sepolto; discese agli inferi» proclamiamo nel Credo detto «Simbolo degli Apostoli».
È centrale il lutto davanti al sepolcro di Cristo: «Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano» (Da un’antica Omelia sul Sabato santo).
La «Deposizione di Cristo» è il dipinto, olio su tavola di tiglio, realizzato da Simone Peterzano e conservato presso la chiesa di San Giorgio di Bernate Ticino. Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, ai quali spetta il merito d’aver attribuito recentemente l’opera al maestro di Caravaggio, ritengono che la tavola sia stata eseguita «forse non lontano dal 1584, l’anno in cui Michelangelo Merisi cominciava ad andare a bottega da lui [Peterzano]». L’artista presenta Maria mentre si fa forza stringendo intensamente le mani e guarda, piangendo di dolore, il Figlio che, posto sulla pietra tombale, sta per essere avvolto dal lenzuolo per poi essere collocato nel sepolcro. Un angelo sorregge il corpo di Gesù e, per non toccarlo, si aiuta con il lembo del telo che, all’estremo opposto, è sostenuto dalla mano sinistra del canonico Desiderio Tirone, forse il committente dell’opera che guardandoci ci invita a partecipare, pregando. Il corpo del Cristo appena deposto dalla croce, mostra le ferite al costato e alle mani. La corona di spine è raffigurata accanto alla lastra sepolcrale dove leggiamo l’autentico significato dell’evento: «Mors eius vita nostra» (La sua morte è la nostra vita).

Viviamo questa giornata con po’ più di silenzio e di preghiera. Ci viene in aiuto la conclusione di «Thanatos athanatos», poesia di Salvatore Quasimodo:

«La vita non è sogno. Vero l’uomo

e il suo pianto geloso del silenzio.

Dio del silenzio, apri la solitudine».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.