Santa Famiglia di Gesù

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Dal ritmo liturgico cristiano ecco un suggerimento prezioso: ampliare il contenuto d’una festa da gustare in più giorni e non in uno solo. Siamo infatti nel «tempo di Natale». Nella domenica dopo il Natale di Gesù, si ricorda la «Santa Famiglia» con il testo dell’evangelista Luca (2,22-40) che ci fa conoscere la vita del Bambino e dei suoi genitori. Come ogni famiglia, pure quella che diciamo santa, si trovò ad affrontare non pochi problemi (avversità, fuga, emigrazione, violenza, incomprensioni) «causati» da quel Figlio, del tutto particolare, magnifico ma anche sconcertante. Dopo che i pastori sono andati a raccontare la bella notizia vista alla grotta, Giuseppe e Maria portano al tempio il neonato di due mesi, non solo per compiere un rito ma per offrirlo al Signore. Qui si rendono conto che non devono tracciare la strada al figlio ma accettarla e favorirla: è la misteriosa vocazione dei genitori. Al tempio ci sono Simeone, un vegliardo e giusto, e Anna, anziana profetessa.
Nel dipinto «Presentazione» (1455), Andrea Mantegna racconta il momento centrale del rito, presentando i personaggi a mezzobusto, quasi scolpiti, come fossero affacciati a una balaustra o a una finestra. Maria, giovane e bella, con il gomito destro sul ripiano, sta per consegnare a Simeone il suo Gesù che, con i piedini appoggiati su un cuscino scuro, è fasciato da lunghe bende bianche tipiche dei neonati, in questo caso richiamo di quelle che lo avvolgeranno nel sepolcro. L’anziano dalla lunga barba bianca – simbolo dell’attesa secolare del popolo ebraico – sta per ricevere il bambino e ringrazia Dio per il momento desiderato da una vita. Mantegna fissa nella tempera su tela la reazione dei presenti alle parole che subito dopo Simeone rivolge a Maria: «Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». Scrutiamo come parlano gli sguardi: austero quello di Simeone, vicino al pianto in Gesù, preoccupato in Maria, contrariato quello di Giuseppe. Gli altri due presenti, senza aureola – a destra lo stesso artista e a sinistra la moglie Nicolosia Bellini, sorella di Giovanni – sono sposati da un anno: lei, non vuol vedere e sentire, guarda dalla parte opposta; Andrea, crucciato, partecipa.
Il frate Jacopone da Todi, tra gli scritti, sintesi di poesia e preghiera, ci ha lasciato anche lo Stabat Mater speciosa – parallelo allo Stabat Mater dolorosa – dove narra le gioie di Maria a Betlemme. Continuiamo la meditazione natalizia con una delle ventitré strofe di questa sequenza dimenticata dalla fine del 1400 fino a metà del 1800. Maria «Lasciami prendere in braccio il potente e bello / che con la sua nascita vinse la morte, / volendo tramandare la vita».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.