Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – Anno A

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Una delle composizioni sacre più celebri, l’«Ave verum corpus», è nata dal genio creativo di Mozart per il Corpus Domini del 1791 quando, a metà giugno, visita la moglie presente per cure a Baden, paese vicino a Vienna. Sollecitato dal direttore del coro parrocchiale, tra il 17 e 18 del mese compone il mottetto, eseguito in chiesa dalla stessa corale il 23 successivo, nella celebrazione del Corpus Domini, il giovedì seguente la domenica della Trinità.
La preghiera «Ave verum Corpus», dal 1300 recitata come devozione privata all’elevazione dell’ostia nella Messa, è un testo eucaristico in cui alla triplice professione della reale presenza del Corpo del Signore («nato da Maria, immolato sulla croce, trafitto nel costato»), segue la preghiera: «Sii per noi un pegno nel momento della morte». Nel 1500 il testo è arricchito da un’aria gregoriana che risulta dolce e meditativa perché composta nel sesto schema melodico gregoriano.
Nel 1264 papa Urbano IV, da Orvieto estese alla Chiesa universale la solennità che, grazie alle visioni della mistica Giuliana di Cornillon, dal 1246 si celebrava nella diocesi di Liegi. La solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – Corpus Domini – ha una data fissa nel giovedì dopo la Trinità o direttamente la domenica successiva, come in Italia e altri Paesi.
L’opera di Filippo Rossi, realizzata in acrilico e foglia d’oro su carta, (Lezionario Messe ad Diversa e Votive, tra le pp. 846-847), riscrive il Vangelo secondo Giovanni (6,51-58) proclamato nella celebrazione eucaristica odierna. «Voglio la croce al contempo ben visibile ma non invasiva, riconoscibile ma non subito; quello che cerco nei miei lavori è una richiesta di sosta davanti all’immagine, così che l’opera, all’inizio affascinante per colori e composizione, acquisti anche “senso” ad una più profonda lettura». Rossi così sintetizza quanto ritiene centrale nelle sue opere e come ci si deve avvicinare ad esse. Nell’oro che si fa croce – segno cristiano, perno e sostegno di tutto, presente nell’intera produzione dell’artista – la luce preziosa illumina e apre sempre al giorno qualsiasi notte. Dio, fattosi uomo in Gesù, ci avvicina alla sintesi del supremo dono d’amore che si fa quotidiano cibo nel mistero eucaristico. La superficie che sostiene ed è penetrata dalla croce gloriosa, evidenzia un segno pittorico steso con linguaggio allusivo a uno spazio che donne e uomini, viandanti sulle strade della vita, in ogni tempo possono letteralmente in-crociare.
Ascoltiamo il brano di Mozart e imitiamo S. Francesco che per seguire Cristo crocifisso si nutriva alla Messa dove riceveva la santa Comunione: «Il Signore – leggiamo nel Testamento del 1226 – mi dette tanta fede nelle chiese, che così semplicemente pregavo e dicevo: Ti adoriamo, Signore Gesù, in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, poiché con la tua santa croce hai redento il mondo».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.