Santissimo Corpo e Sangue di Cristo B

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All’Ateneu Barcellona, nel discorso-confessione intitolato: «Perché ero sacrilego e ora sono mistico» (19.10.1949),Salvator Dalì rivelò d’aver intrapreso da qualche anno un percorso artistico e spirituale che lo aveva portato a superare il surrealismo, movimento da lui fondato, e ad avvicinarsi alla fede cattolica dopo essere stato molto colpito (1946) dalla poesia del mistico san Giovanni della Croce. Il pittore catalano proprio nel 1946 con la «Tentazione di Sant’Antonio», iniziò una serie di opere dichiaratamente religiose.

Il 23 novembre 1949 Dalì presentò a Pio XII la prima versione de «La Madonna di Portlligat». In due occasioni fu ricevuto da Giovanni XXIII: nel 1959 e poi con la moglie Gala (2.5.1960) quando confidò al Papa di voler progettare una chiesa nel Texas, dedicandola all’imminente «Vaticano II», per il quale, nello stesso anno, dipinse «Il Concilio Ecumenico».

Risale al 1955 «Il Sacramento dell’Ultima Cena», il famoso dipinto ad olio che l’eclettico artista realizzò con l’intento di fare de «L’ultima cena» di Leonardo una rappresentazione moderna. A una veloce lettura, l’opera conservata alla National Gallery di Washington pare la «scrittura» su tela del racconto dell’ultimo pasto di Gesù nel Cenacolo, oggi narrato dall’evangelista Marco (14,12-16.22-26). «Mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: “Prendete, questo è il mio corpo”. Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: “Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti”».

A uno sguardo più attento vediamo Gesù e i suoi incontrarsi in una stanza, un dodecaedro – antico simbolo del paradiso – le cui dodici facce corrispondono agli apostoli. Il Maestro, al centro, senza barba, con i capelli chiari, sembra emergere dall’acqua o meglio farsi trasparente – attraverso di lui si vede una barca -, mentre rivolgendo a sé la mano sinistra, con la destra indica la figura in alto, quasi una citazione della risposta a Filippo che desiderava vedere il Padre: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Giovanni 14,9).

Gesù suggerisce anche a noi di guardare verso l’alto, al grande torso umano, pure lui trasparente, che abbraccia tutti e tutto (cielo, terra, mare). Memore di quanto Dio disse a Mosè – «Nessuno può vedermi e restare vivo» (Es 33,20) – il pittore volutamente ha lasciato il volto del Padre «fuori tela». Le immagini dei dodici, sei coppie speculari di gemelli, i cui volti non sono importanti, risaltano per la preghiera di adorazione diretta verso ciò che sta sull’altare: il vino in un bicchiere e un pane diviso in due.

Presso la National Gallery, Dalí ha lasciato scritto a proposito di quest’opera: «La prima Santa Comunione sulla Terra è concepita come un rito sacro di massima felicità per l’umanità. Questo rito si esprime con mezzi plastici e non letterari».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.