Seconda Domenica di Avvento

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«Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio». Così Marco titola il suo racconto destinato a una comunità di cristiani di Roma convertiti dal paganesimo, perseguitati e tentati dall’integralismo. Cominciando la narrazione, l’evangelista dichiara che il suo vuole essere un «vangelo», cioè una notizia lieta e sorprendente. Come dire: il «vangelo» è Gesù nella sua persona e nella sua opera, è il messaggio da Lui predicato, è il lieto annuncio della vita eterna. Quindi se il vangelo è ridotto a dottrina o a morale o a un insieme di cose di buon senso, perde la proprietà d’essere «lieta notizia», non è più vangelo. In sintesi Marco ci ricorda che il Figlio di Maria (Gesù), oltre al suo nuovo nome, quello di Messia (Cristo), è anche «Figlio di Dio».
Nel brano di Vangelo odierno (Marco 1,1-8) poi, attraverso una citazione biblica, leggiamo di Dio che prepara Giovanni Battista affinché questi possa, a sua volta, far conoscere Gesù. Giovanni è un profeta che vive da nomade asceta, come la «Voce di uno che grida nel deserto».
Nella zona del battistero della chiesa costruita tra il 2000 e il 2006, nel quartiere Stadio o 167 di Lecce e dedicata al Battista, si trova un’opera d’arte creata in quegli anni da Mimmo Paladino e dedicata allo stesso Precursore. L’artista campano che con le sue ventitré tavole ha impreziosito la nuova edizione in italiano del Messale Romano, da domenica scorsa presente in tutte le chiese, ha plasmato il «suo» Giovanni in una statua in bronzo ad altezza naturale, di particolare forza espressiva. Nella figura forgiata con gesti essenziali e vigorosi, Il santo s’impone quale presenza della «voce» che si fa eco della «Parola» incarnata. A mo’ di pettorale il maestro ha scolpito la scritta «Ioannes Baptista», su un’immagine inconfondibile per lo sguardo contemplativo e per lo slancio del profeta, evidenziato dal braccio sinistro che indica il battistero quale origine della sequela del Cristo. Notevole è l’intuizione artistica di modellare, nella parte inferiore, un fanciullo vicino al fusto di una palma. Dove l’acqua, ricordata dalla ciotola, giunge, ha inizio o riprende la vita, anche nel deserto. La «voce» e il gesto riescono a muovere la gente «di tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme» per il battesimo di acqua.
Per questo Giovanni è il personaggio sintesi dell’attesa e della preparazione d’Israele e degli uomini e delle donne di sempre, ad accogliere la «bella notizia» di Gesù Cristo.
Racconta Paladino: «Il mio lavoro non ha mai avuto la necessità di stupire e di provocare, perché provocazione e stupore sono nella magia del segno o della installazione o dell’opera». E aggiunge: «Nei nostri tempi penso che ci sia necessità di riflessione, di approfondimento, di tempi più lenti, anzi di frenare invece che correre».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.