Seconda Domenica di Pasqua B

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Agli inizi del cristianesimo, quanti nella notte pasquale avevano ricevuto il battesimo, nella domenica successiva deponevano la veste bianca (in albis depositis), indossata per l’intera settimana come segno della nuova vita di figli di Dio. Papa Giovanni Paolo II nell’anno 2000 decise che questa diventasse la «domenica della Divina misericordia», secondo le visioni di suor Faustina Kowalska. I Padri della chiesa, secondo il Vangelo odierno (Giovanni 20,19-31), la chiamano «domenica di Tommaso», l’apostolo del dubbio e della fede. Ecco la strofa iniziale dell’inno liturgico «Il dubbio di Tommaso» composto da Romano il Melode (V-VI secolo d.C.), il poeta più rappresentativo dei cristiani d’oriente: «Il dubbio di Tommaso, o Salvatore, / fu predisposto per economia / quale manifestazione della fede incrollabile, / e questo certamente per tuo volere, / affinché nessuno potesse mai dubitare / della tua risurrezione».

Come avverrà anche in seguito, non si rimprovera l’apostolo, ma lo si loda a motivo della sua richiesta presentata ai dieci contenti d’aver visto il Risorto: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo nel cenacolo, «a porte chiuse»,Gesù ritorna tra gli apostoli e si rivolge a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco».

Leggiamo quanto il «Maestro della vita di Cristo» ha scritto a fresco, agli inizi del ‘300, nell’ordine inferiore della parete destra, nella navata centrale della Chiesa di S. Giorgio Martire (Almenno S. Salvatore). Nella «Incredulità di Tommaso», diversamente dal testo evangelico, vediamo, al centro, che è lo stesso Risorto ad afferrare (in evidenza il muscolo del braccio destro) la mano dell’apostolo e ad accompagnare le dita nella piaga del costato. In uno stile narrativo scelto per facilitare a tutti la comprensione, l’artista pone Tommaso meravigliato e sorpreso che, contemporaneamente al gesto guidato da Gesù, s’inginocchia davanti a Lui, riconoscendo con fede: «Mio Signore e mio Dio!». Il Cristo, al centro, con il nimbo crociato e un manto rosso, piega il capo verso il discepolo mostrandogli quanto cercava: i segni delle ferite al costato, nelle mani e nei piedi. Dietro Tommaso vestito di giallo, per l’ampia calvizie si riconosce Pietro dalla veste verde ricoperta da un manto rosso. Ancora più a sinistra, uno dei due apostoli che commentano l’evento, quello vestito di un manto a rombi rossi, ci guarda invitandoci a partecipare. Sulla destra, gli altri sette, come Pietro, hanno gli occhi concentrati sul gesto di Gesù.

«Tutte queste ferite – scrive S. Carlo Borromeo nell’omelia dedicata a Tommaso – sono in effetti come molti squarci e il Signore vuole che penetriamo in essi, se vogliamo leggere».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.