Terza Domenica di Avvento

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Il testo tratto dal Vangelo secondo Giovanni (1,6-8.19-28) proclamato nella celebrazione domenicale, prima introduce Giovanni Battista (v. 6-8), poi lo presenta come il testimone. Egli è «un uomo mandato da Dio» e perciò, pur non essendo lui la luce, «doveva dare testimonianza alla luce, perché tutti [ebrei e pagani] credessero per mezzo di lui». Di fronte alla delegazione giunta da Gerusalemme per interrogarlo (v. 19-28) su chi egli fosse e per sapere cosa pensasse di Gesù, Giovanni si definisce innanzitutto come colui che «non è» nessuno dei tre personaggi attesi: il Cristo, Elia, il profeta. All’incalzare degli interroganti – «Che cosa dici di te stesso?» – risponde d’essere un inviato per preparare «la via del Signore». Egli infatti testimonia, prepara, mostra con il braccio destro e l’indice tesi colui che viene, Gesù il salvatore.
Quest’opera ci aiuta a «vedere» il Battista, con un corpo scavato, mentre parla e indica chi si deve seguire. Fa un certo effetto, trovarsi a due passi da Ponte Vecchio, di fronte agli «Uffizi», e incontrare una scultura, di circa due metri, realizzata in bronzo da Giuliano Vangi, nel 1996, per Firenze. È san Giovanni Battista, patrono della Città, e non un poveraccio che indica la luna, come qualche turista ha lasciato scritto. L’opera si staglia in un luogo dove transitano molti fiorentini e numerosi turisti e obbliga il passante a rendersi conto di una presenza autorevole che, soprattutto per l’alta qualità dell’ispirazione, non lascia di certo indifferenti.
Il Battista, nel volto e nei capelli quasi stilizzati, dalla bocca semi aperta, vestito con una pelle di cammello ed un mantello, staccati dal corpo scarno, è in movimento in quanto «inviato» a rendere testimonianza al Cristo, la «luce», segnalata con il braccio destro proteso in avanti quasi fosse una freccia che obbliga a guardare nella vera e giusta direzione. Vangi, considerato un grande artista all’avanguardia nella corrente della scultura figurativa italiana del dopoguerra, riesce anche qui ad esprimere, nella grande figura bronzea dai volumi essenziali, i sentimenti e la forza del Santo, con un modellato pulito e semplice.
Il nobile artefice fiorentino offre un capolavoro del testimone che non dà risposte ma accende una scintilla risvegliando la nostalgia di una persona affascinante appena intravista. Ad ogni viandante sembra dire: «Ora tocca a te. Vai più avanti se vuoi lasciarti incontrare dalla Luce…».
È provocatorio l’inizio della poesia «Disattenzione», della polacca Wisława Szymborska, nobel nel 1996. «Ieri mi sono comportata male nel cosmo. / Ho passato tutto il giorno senza fare domande, / senza stupirmi di niente. / Ho svolto attività quotidiane, / come se ciò fosse tutto il dovuto. / Inspirazione, espirazione, un passo dopo / l’altro, incombenze, / ma senza un pensiero che andasse più in là / dell’uscire di casa e del tornarmene a casa».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.