Terza Domenica di Pasqua B

All‘altare del Crocifisso di San Carlo, nella navata sinistra del Duomo di Milano, sul luogo della sepoltura del cardinal Martini si legge una frase da lui scelta, tratta dal Salmo 118: «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino»: la chiave per comprendere la sua esistenza e il suo ministero. Ricordo la sorpresa al vedere Martini mentre, a piedi, con il Vangelo in mano, entra in Milano come Arcivescovo della diocesi ambrosiana (10.2.1980). Da allora, per ventidue anni, instancabilmente, ha annunciato a tutti, credenti e non, la Parola di Dio necessaria ad illuminare la lettura della vita e dei segni dei tempi. Quanto ha insistito affinché i cristiani avessero sempre a cuore la Parola così da acquisire «un atteggiamento d’apertura al futuro perché – amava dire – per un credente non è mai il tempo della nostalgia né tantomeno del rimpianto. È sempre l’ora della speranza, della fiducia, dell’amore».

È un po’ quanto insegna il brano (24,35-48) del Vangelo secondo Luca: i segni sono e restano indizi, perciò non basta vedere e toccare per credere. L’evangelista ci presenta gli apostoli che, quando «Gesù in persona stette in mezzo a loro», «sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma».

Ce lo conferma Luigi Pagano nella tavola a tecnica mista su carta, riprodotta tra le pagine 200-201 del «Lezionario domenicale e festivo, anno B». Gli apostoli, leggibili appena per le sagome contornate di nero, chiusi all’interno del cenacolo grigio e scuro, sono sopravanzati dal Cristo raffigurato mentre si fa presente con un corpo luminoso a conferma che è «risorto». Scrive Luca che Gesù, constatando il loro turbamento e i loro dubbi, si fece toccare ma, siccome «per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore», chiese qualcosa da mangiare. L’artista fissa con segni, poco definiti, il momento in cui uno degli apostoli sta passando al Maestro «una porzione di pesce arrostito» che «mangiò davanti a loro». Nella scena rarefatta, la luce del Cristo sembra rimanere esterna e non illuminare i presenti. Il significato del vedere, toccare, mangiare è infatti svelato solo quando si «comprende» la Parola, nella quale è annunciato il mistero della risurrezione: «allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno”».

  1. Ambrogio nel «Commento al Salmo 118» scrive: «Per certo quella luce vera splende a tutti. Ma se uno avrà chiuso le finestre, si priverà da sé stesso della luce eterna. Allora, se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo. Benché possa entrare, nondimeno non vuole introdursi da importuno, non vuole costringere chi non vuole… Quelli che lo desiderano ricevono la chiarezza dell’eterno fulgore che nessuna notte riesce ad alterare».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.