Trinità B

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La vita del cristiano comincia con la Trinità in quanto battezzati «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Da quel momento almeno ogni giornata del credente si inizia e termina con il segno della croce nell’attesa dell’incontro finale con le tre Persone eterne, in Paradiso. In omaggio all’Alighieri, a 700 anni dalla morte, ricordo come in una sola terzina il poeta tratta del mistero di Dio Trinità: «O luce etterna che sola in te sidi, / sola t’intendi, e da te intelletta / e intendente te ami e arridi!». Siamo nel Paradiso (XXXIII, 124-126) quando Dante ha concluso il suo percorso per arrivare a Dio, passando per inferno, purgatorio, paradiso. Il critico letterario Natalino Sapegno così spiega questi versi: «la luce […] in quanto è “intendente” sé stessa è il Padre; in quanto è “intelletta” da sé stessa, il Figlio; in quanto “ama” e “arride” a sé stessa, che intende ed è intesa, è lo Spirito Santo».

Leggiamo il brano odierno, conclusione del Vangelo di Matteo (28,16-20). Gesù risorto da morte, consegna ai discepoli un impegno: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato».

Meditiamo ora la splendida tela «La Santissima Trinità» che Lorenzo Lotto dipinse per la chiesa omonima, posta di fronte alla chiesa di S. Spirito, a Bergamo e demolita nel 1919. Il quadro della chiesa di Sant’Alessandro della Croce, si trova temporaneamente al Museo Diocesano. Con un’iconografia innovativa, ripresa dagli artisti locali (Moroni ad Albino, Salmeggia a Romano di Lombardia), l’artista ci offre l’occasione di riflettere sul mistero trinitario. Al centro, in piedi su un cumulo di nubi, da cui fanno capolino incuriositi cinque cherubini, campeggia il Cristo che ci guarda e ci abbraccia mostrando i segni della crocifissione. Il Figlio è immagine del Padre – «Chi vede me, vede colui che mi ha mandato» (Giovanni 12,45) – che Lotto raffigura come una presenza diafana da cui scaturisce una luce avvolgente il Risorto e illuminante cielo e terra. Fra i volti del Padre e del Figlio dispiega le ali la colomba, simbolo dello Spirito Santo al cui soffio le vesti del Cristo si muovono disegnando una tenda. L’arcobaleno garantisce l’alleanza fra Dio e il suo popolo e conferma il legame trinitario con la storia umana rappresentata da un dettagliato e abitato paesaggio. Èil senso della Trinità: Dio non è in sé stesso solitudine, ma comunione.

Nel primo episodio dei Dieci Comandamenti, Kieślowski racconta d’un bambino che all’improvviso chiede alla zia: «Com’è Dio?». La zia, lo abbraccia, gli bacia i capelli e, tenendolo stretto, sussurra: «Ed ora, come ti senti?». E Pavel, rimanendo abbracciato: «Bene, mi sento bene». E la zia: «Ecco, Pavel, Dio è così».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.