VI Domenica di Pasqua

Complimenti per il tuo avvocato!

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Così dovrebbe sentirsi dire chi, proprio perché si affida a Cristo e vive secondo la sua parola, è «cristiano» o «cristiana». In effetti, anche nelle situazioni peggiori, san Giovanni rassicura: «Figlioli miei, se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paràclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto» (Prima lettera 2,1). Il Paràclito è «il chiamato accanto a qualcuno», un avvocato difensore, un assistente che aiuta e accompagna. Gesù, durante l’Ultima Cena, prega il Padre per i discepoli, prega per noi. Nel brano evangelico (Giovanni 14,15-21) di questa domenica, la VI di Pasqua, dichiara: «Pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità» (vv. 16-17). Gesù parla di «un altro Paràclito». Infatti, mentre continua a fare l’avvocato difensore dei discepoli, sostenendoli e consolandoli, egli annuncia che, dopo il ritorno al Padre, sarà lo Spirito a continuare tale servizio.
Nella parte dell’affresco sulla «Creazione del mondo», dipinto dai due fratelli moldavi Zugravul nel 1596, sotto un arco nella chiesa del monastero ortodosso di Sucevita (Romania), visitato con alcuni romanesi nel 2008, a sinistra e a destra si intravedono le mani dei due angeli che sostengono rispettivamente il sole e la luna.
Nell’immagine centrale, Dio Padre – riconoscibile per il nimbo a otto punte, attorno al capo – è circondato dalla cosiddetta «gloria», un riflesso a forma di mandorla. Secondo l’abitudine da secoli in uso negli ambienti bizantino e latino, Dio Padre è qui rappresentato con il volto di Gesù Cristo, colui che ce lo ha rivelato, come disse il Maestro all’apostolo Filippo: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (v. 9); come rispose ai Giudei: «Io e il Padre siamo una cosa sola» (10,30).
Il Padre che si identifica con il Figlio – come confermano le lettere IS CS («Gesù Cristo») poste sopra il capo – tiene nella sinistra il rotolo e benedice con la destra una grande colomba con la stessa aureola crociata del Padre e del Figlio, al centro della «gloria», con il medesimo nome «Gesù Cristo». I due scrittori-teologi Zugravul riscrivono in immagine, la promessa del Cristo: «il Padre vi darà un altro Paràclito» (v. 16) perché se già abita «presso di voi», poi sarà «con voi per sempre» fino a essere addirittura «in voi». Rappresentando il Paràclito nella forma corporea della colomba, i fratelli moldavi sin dalla Creazione fanno coincidere il Cristo con lo Spirito Santo e attualizzano l’impegno del Maestro ai suoi: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete» (vv. 18-19).
Quindi, da cristiani, grazie all’azione di questo Avvocato, continuiamo a seguire Gesù per crescere ogni giorno nell’amarci gli uni gli altri. Agostino, nel Dibattito con Felice Manicheo, del 397-398, aveva ben chiaro il compito dello Spirito: «Non si legge nel Vangelo che il Signore abbia detto: Vi manderò il Paràclito che vi insegnerà come vanno il sole e la luna. Voleva formare dei cristiani, non dei matematici».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.