VI Domenica Tempo Ordinario

clicca per ingrandire

Ogni anno, nell’ultima domenica di gennaio, si celebra la giornata mondiale dei malati di lebbra o malattia di Hansen, iniziata nel 1954 da Raoul Follereau, scrittore e giornalista francese, molto attivo nella lotta alla lebbra e morto nel 1977. Secondo gli ultimi dati (2019) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sono stati registrati 202.185 nuovi casi di lebbra nel mondo che s’aggiungono ai molti già ammalati.
Proprio d’una persona colpita da questa malattia si parla nel Vangelo di Marco (1,40-45) che oggi è annunciato nelle Chiese cattoliche: «Allora venne a Gesù un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva: “Se vuoi, puoi guarirmi!”». A quei tempi il lebbroso non era soltanto colpito nel fisico ma anche marchiato dall’impurità legale e perciò destinato a morte sociale: costretto a vivere lontano e rifiutato da tutti ed escluso dal culto. Gesù, venuto non per i sani ma per gli ammalati, prova di fronte a quell’uomo una profonda compassione che lo muove ad agire andando «oltre», più che contro la legge.
Continuiamo la lettura attraverso il dipinto «La guarigione del lebbroso» realizzato nel 1913 dal pittore e scultore Niels Larsen Stevns e oggi conservato al Museo Skovgaard di Viborg, in Danimarca. Nell’olio su tela, l’artista ferma la scena evangelica sul gesto che il Maestro compie, provocatoriamente, quando decide di entrare in contatto con l’ammalato: «Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!”». Dalla Bibbia sappiamo che «stendere la mano» è l’espressione maggiormente utilizzata quando si parla di guarigione e di miracoli.
Gesù si muove verso il lebbroso che gli sta davanti, in ginocchio, lo tocca per condividere la sua situazione, mettendosi così dalla sua parte: lui stesso si trova ora emarginato. I presenti stanno fermi e indietro, pochi sono discosti e altri si curvano in avanti, guardando sorpresi quanto sta accadendo. Pure la natura, verde e fiorita, mostra quale effetto ha il gesto di Gesù: «Subito la lebbra scomparve ed egli guarì». A quel punto il lebbroso rientra a tutti gli effetti nella comunità mentre il Maestro, discriminato, «non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti».
Gesù ci insegna a sostituire alla fuga dal bisognoso e alla tentazione del guardare dall’altra parte, la logica dell’incontro che sempre porta vita, come ha fatto Raoul Follereau, esempio luminoso anche nel pregare.

«Insegnaci, Signore, a non amare solo noi stessi,

a non amare soltanto i nostri cari,

a non amare soltanto quelli che ci amano.

Insegnaci a pensare agli altri,

ad amare anzitutto quelli che nessuno ama.

Signore abbi pietà di tutti i poveri del mondo;

e non permettere più, o Signore, che viviamo felici da soli.

Facci sentire l’angoscia della miseria universale e liberaci dal nostro egoismo.

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.