XI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

clicca per ingrandire

«Siete invitati negli abissi della terra, a 329 metri di profondità, per la presentazione del libro di Pietro Spirito “Nel fiume della notte”». Incuriosito da questo annuncio apparso in internet qualche anno fa, lessi per intero la notizia. C’erano venti posti per partecipare con l’autore, nel sottosuolo, alla conoscenza della storia del fiume Timavo già noto a Strabone a Virgilio. Dalle sue sorgenti, alle pendici del Monte Nevoso in Croazia, fino alle foci nell’Adriatico, vicino Trieste, il fiume percorre circa ottantasette km, attraverso Croazia, Slovenia, Italia. Dopo quaranta chilometri nascosto sul fondo di abissi assai profondi, il Timavo riappare, con tre sorgenti, a San Giovanni di Duino-Aurisina, a circa due chilometri dal punto in cui si tuffa nel mare. Pure quando non vediamo o non riusciamo a controllare, l’acqua scava il suo letto e scorre fino al mare anche attraverso profondità, laghi sotterranei, risorgive.

Avviene così anche per «il regno di Dio» che, secondo la parabola di Gesù nel brano del Vangelo secondo Marco(4,26-34), è come «un uomo che getta il seme sul terreno». L’azione del contadino sta nel gettare il seme, consegnare alla terra i granellini. Con questo suo unico gesto, determinante ma indipendente dai meriti e dalle conoscenze, egli aspetta fiducioso il tempo del raccolto, «dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa».

Risale alla fine del XII secolo la miniatura «Il seminatore» (particolare), una delle trecentoquaranta contenute nell’«Hortus deliciarum» (Il Giardino delle delizie), compilato in latino da Herrad di Landsberg badessa e scrittrice dell’abbazia di Hohenburg, in Alsazia. L’«Hortus deliciarum», la prima enciclopedia scritta da una donna, riassumeva la conoscenza religiosa e profana dell’Alto Medioevo per promuovere la vita spirituale e intellettuale delle monache a lei affidate nella comunità che guidò ispirandosi all’ordine monastico dei Premostratensi, fondato da san Norberto nel 1120. L’immagine ci presenta un uomo vestito con abiti dai colori vivaci, nell’atto di gettare con la mano destra una manciata di granellini di seme appena presi dall’abbondante quantità custodita nella parte anteriore del mantello. Il contadino è stato miniato di età matura, con i tipici stivaletti medievali, in un movimento leggiadro su un terreno già pieno di semi. Da quel momento il seme inizia il suo percorso sotto terra fino a germogliare senza che l’agricoltore necessariamente conosca il come.

Lasciamoci coinvolgere da seguenti versi di James Maxwell, il massimo fisico dell’Ottocento: «Quando, la mente libera dallo studio, a tarda ora mi sdraio per dormire/Dal cuore dei fatti e dei numeri, in uno spazio sconfinato balzo;/perché il mondo interiore si fa più ampio mano a mano che il mondo esterno scompare/e l’anima, ritiratasi verso l’interno, si ritrova oltre le sfere».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.