XIV Domenica Tempo Ordinario

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Molti di noi custodiscono nel cuore la semplicità del modo di vivere di genitori e nonni, di alcune persone, che con profonda fiducia in Dio, da noi, a volte, guardata con sufficienza, sapevano ricondurre tutto – gioie e fatiche, soddisfazioni e contrarietà, progetti e insuccessi – alla «Provvidenza» riconosciuta in ogni persona, nel creato, nelle stagioni, nel suono delle campane. Uomini e donne che ci sono di esempio nello scoprire e gustare i piccoli grandi miracoli quotidiani della vita e nel mantenere la curiosità di stupirci e di conoscere.
Penso a loro mentre rileggo il brano del Vangelo (Matteo 11,25-30) specialmente nella prima parte quando Gesù benedice il Padre in un momento difficile perché le città della Galilea hanno rifiutato l’opera da Lui compiuta. «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza» (v. 25-26). I «piccoli» sono i semplici, elogiati dal Maestro («Beati i poveri in spirito»), i fanciulli nella mente e nel cuore che si affidano al Signore e ai quali, diversamente da chi vuol fare da sé, Egli ri-vela il Padre che nel Figlio manifesta il suo eterno amore per noi.
Marcello Mondazzi riscrive l’affermazione di Gesù in una tavola (matita e tecnica mista su carta e plexiglas), riprodotta e posta nel «Lezionario per le celebrazioni dei Santi» tra le pp. 528-529. È il racconto di un mondo dove, in un gioco di ombre tra le immagini che si sovrappongono creando trasparenze leggere, sono rappresentati un pastore adulto a figura piena e scura su fondo chiaro e, in primo piano, un ragazzo che sorride. L’uno e l’altro attorniati da pecore, ne portano una sulle proprie spalle. L’artista abruzzese allude al Natale in cui Dio stesso, nascendo in una stalla, si è fatto piccolo bambino, visitato e riconosciuto innanzitutto dai pastori. Nel contempo accenna all’antica immagine di Cristo, buon pastore, pronto a lasciare il gregge per ritrovare la pecorella smarrita.
Teresa di Lisieux, carmelitana, morta nel 1897 a soli 24 anni, segnò la spiritualità del ‘900 con la sua «piccola via»alla santità. «Vorrei anch’io trovare un ascensore per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri dei santi l’indicazione dell’ascensore, oggetto del mio desiderio, e ho letto queste parole: “Se qualcuno è piccolissimo, venga a me. Come una madre carezza il suo bimbo, io vi consolerò, vi poserò sul mio cuore e vi terrò sulle mie ginocchia”. Mai parole più tenere, più armoniose hanno allietato l’anima mia: l’ascensore che deve innalzarmi fino al cielo sono le vostre braccia, Gesù! Per questo non ho bisogno di crescere, al contrario bisogna che resti piccola, che lo divenga sempre più».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.