XIV Settimana Tempo Ordinario

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Nel brano del Vangelo odierno (Matteo 18,21-35) ci viene confermato quanto è stupefacente e incredibile l’amore di Dio: sempre pronto a perdonare.
Pietro che ben conosce quanto prescrive la tradizione giudaica – perdonare fino a tre volte lo stesso peccato e poi riconciliarsi con chi l’ha commesso – si rivolge al Maestro chiedendo se basti perdonare «fino a sette volte» (v. 21) un debito al fratello. Gesù all’apostolo che si aspettava un apprezzamento per aver ecceduto nel numero, risponde: «Fino a settanta volte sette» (v. 22), cioè sempre, come fa il Padre con ogni persona. E subito, per far comprendere questo insegnamento e mettere in guardia chi rinchiudendosi nel proprio orgoglio è incapace di accogliere la gratuità del condono e di concederlo al fratello, racconta la parabola di un uomo che, pur essendo un debitore perdonato, si trasforma in un brutale creditore.
Sono poche le opere d’arte che nei secoli hanno «scritto» il racconto della «Parabola del servo malvagio». Leggiamo quella che si trova nel Musée des Beaux Arts di Tours in Francia, realizzata da Claude Vignon nel 1629, non da tutti riconosciuta con questo titolo. L’artista narra nel suo stile solenne, dai colori vivaci e luminosi, e in modo assai espressivo, la parte finale della parabola dove emerge la spietata crudeltà dell’uomo che, pur essendo stato graziato di un debito enorme, non ha saputo perdonare chi gli doveva una piccola somma. Vignon dà un particolare risalto alla reazione del padrone che, continua il racconto di Gesù, «fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto…perché mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”» (vv. 32-33). Osserviamo il dipinto. In un ambiente facilmente riconoscibile come parte di un’abitazione regale – mobilio, tendaggi, monete d’oro, libri di conto con un foglio in bilico dove sta la firma dell’autore e l’anno dell’opera – il sovrano, sontuosamente vestito, sta pronunciando la sentenza contro il malvagio accompagnando alle parole un evidente gesto del braccio sinistro con l’indice puntato. Per contrapposizione, sulla sinistra, in un piccolo spazio, vediamo il servo vestito semplicemente e trattenuto da due guardie dagli abiti preziosi che, resosi conto che il momento è tragico, con la mano sinistra sul cuore implora un’impossibile grazia mentre trattiene ancora nella destra un sacchetto, forse di denaro.
Ai tempi di Gesù un talento equivaleva a 6.000 denari e uno stipendio medio mensile era di 30 denari. Quindi per pagare il debito di 10.000 talenti, quell’uomo avrebbe dovuto lavorare circa 200.000 anni.
Siamo chiamati a perdonare «settanta volte sette», proprio perché siamo «sempre» perdonati dall’infinita misericordia di Dio.
Il monaco Serafino di Sarov (1754-1833), uno dei santi più popolari della Russia, ci rassicura: «Il peccato dell’uomo è un pugno di sabbia, la misericordia divina un mare sconfinato».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.