XVI Domenica Tempo Ordinario

«Extra Ecclesiam nulla salus» (Al di fuori della Chiesa non v’è salvezza) è una frase latina, quasi certamente del vescovo di Cartagine Cipriano in una lettera a papa Stefano del 256. Perfino nel film «8½» del 1963, uno dei capolavori di Fellini, il cardinale (Tito Masini) nell’indimenticabile scena del bagno turco, la cita in risposta all’affermazione di Guido (Marcello Mastroianni) – «Eminenza, io non sono felice» – attribuendola ad Origene.
Con il Concilio Vaticano II e le successive encicliche è stata superata l’affermazione della centralità della Chiesa, riconoscendo l’importanza delle altre religioni, restituendo al detto latino «il suo senso originale: esortare alla fedeltà i membri della Chiesa. Questa frase, non è più in contraddizione con la chiamata di tutti gli uomini alla salvezza»(Commissione Teologica Internazionale, n. 30, 1997). È come dire che da sempre nel mondo e nella chiesa il «grano» cresce insieme alla «zizzania» e la «zizzania» insieme al «grano», e il bene cresce sullo stesso terreno della natura umana.
Nel brano odierno del Vangelo (Matteo 13,24-43), Gesù, dopo aver pronunciato la parabola all’aperto, davanti a tanta gente, saluta e si porta nella casa di Pietro. Qui i discepoli chiedono spiegazioni che noi possiamo ampliare così: «Se il mondo e il cuore degli umani sono stati creati da Dio per il bene, da dove viene il male? Perché c’è sempre stato il male e forse sempre ci sarà?».

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Preso atto che il mito dei «puri», presente in ogni epoca quanto meno come tentazione, è tipico, da una parte, delle sette e, all’opposto, di quanti, per paura, scelgono di non fare nulla, Gesù risponde: «Lasciate che la zizzania e il grano crescano insieme fino alla mietitura» (v. 30). Cioè, in ogni uomo e in ogni donna, credente o non credente, nella Chiesa e in ogni realtà, il grano e la zizzania ci saranno fino alla fine.
Rileggiamo l’insegnamento evangelico nell’opera che il pittore olandese, Abraham Bloemaert, realizza nel 1624. In secondo piano il diavolo, riconoscibile dalle corna e dalla coda, sta spargendo i semi di zizzania in un campo già seminato. L’artista mostra in primo piano gli effetti di questa semina: le persone non vigilano dall’inizio (Adamo ed Eva, nudi) e per sempre (i dormienti). Di conseguenza crescono le erbacce, le ceste sono senza cibo e per tutti il futuro è solo morte eterna (ai piedi di Adamo, il caprone lo ricorda).
Bloemaert che fu un cattolico praticante, suggerisce anche a noi due elementi per contrastare e vincere il male: l’intelligenza, rappresentata dal cavallo che sta pascolando (sulla destra) e la Grazia che è data attraverso la Chiesa simbolicamente raffigurata dalla piccionaia (a sinistra). Il meraviglioso pavone appollaiato sul muro diroccato (a sinistra), in quanto simbolo della risurrezione dei corpi, è garanzia di vita piena ed eterna per chi vive con intelligenza e nella Grazia.
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.