XXVI Domenica Tempo Ordinario

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Oggi il brano di Vangelo secondo Matteo (21,28-32) fotografa un quadretto di vita in famiglia di immediata e facile comprensione. Molti genitori rivedono l’atteggiamento più o meno frequente dei propri figli ma anche il modo di fare quando, da figli, rispondevamo alle richieste del papà o della mamma.
Gesù vuole coinvolgere chi lo sta ad ascoltare – i sommi sacerdoti e gli anziani – e li invita a prendere posizione. In forma di parabola, narra di un padre che propone a ciascuno dei due figli di andare a lavorare nella vigna che possiede. Il primo risponde: «Non ne ho voglia». Poi si pente e ci va; il secondo dice: «Sì, signore». Ma non ci va. Quindi il Maestro provoca gli uditori: «Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
Rileggiamo adesso la pagina evangelica guardando la «Parabola dei due figli» di Andrey Mironov, che ha definito il cristianesimo «il tema principale delle sue opere». Nello spazio della stanza appena indicato, all’inizio della giornata segnalata dalla prima luce dell’alba che si intravvede attraverso la finestra sulla destra, l’artista autodidatta fissa lo stato d’animo dei personaggi. L’attenzione è focalizzata sul viso e sulle mani dei tre, nettamente caratterizzati e portatori di esperienze umane di enorme intensità emotiva.
Nel dipinto del 2012 (Russia, collezione privata), il pittore russo contemporaneo presenta a sinistra il padre attempato che sull’abito bianco veste un ampio manto rosso. Nello sguardo profondo e nel gesto della mano sinistra, emerge la sofferenza conseguente al rifiuto ricevuto dal secondo figlio.
In primo piano è ritratto, quasi senza volto e con abiti dal tono grigio, il primo figlio, deferente, equilibrato, «obbediente» che sta davanti al padre col capo chino. Il secondo figlio è rappresentato in modo vivo, con un manto azzurro, nell’atto di rifiutare la chiamata al lavoro, con la mano destra alzata e il capo in posizione opposta allo sguardo paterno. Dietro la superficie scomposta e ribelle, c’è un cuore vero.
L’evangelista Matteo, prosegue il racconto con il rimprovero di Gesù ai sommi sacerdoti e agli anziani per non aver seguito l’esempio dei pubblicani e delle prostitute che, fidandosi della parola di Giovanni Battista, hanno accettato il battesimo di penitenza. «Voi, al contrario, – continua Gesù -avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Il pentimento e la conversione non partono dalla conoscenza anche perfetta della legge ma dal cuore di chi riconosce in Dio non un padrone ma un padre che vuole solamente far felice ogni figlia e ogni figlio.

  1. Giovanni Crisostomo anche a noi scrive: «Quando ritorniamo ad amare ardentemente Dio, egli non ricorda più il passato. Abbiate sempre fiducia e fatevi coraggio. Basta che vi incamminiate sulla via che porta alla salvezza e avanzerete rapidamente».

don Tarciso Tironi

direttore M.A.C.S.