XVIII Domenica Tempo Ordinario

clicca per ingrandire

In agosto e settembre, scriverò il commento artistico-spirituale al Vangelo domenicale, attraverso opere artistiche raggiungibili in gite giornaliere. Oggi, immaginiamo d’essere a Ravenna davanti alla Basilica dal IX secolo intitolata a Sant’Apollinare Nuovo, fatta erigere da Teodorico nel 505 come chiesa di culto ariano, dedicata, nel 540, con l’avvento di Giustiniano, a S. Martino di Tours. Entriamo e gustiamo per un momento la preziosità della superficie delle pareti della navata centrale, interamente rivestita da mosaici, distribuiti su tre fasce distinte, realizzati tra il 493 e il 526. Volgiamo ora lo sguardo al registro superiore che, sul lato posto a sud, racconta episodi della passione di Cristo e, in quello a nord, parabole e miracoli. Qui riconosciamo il brano delle Nozze di Cana e, subito dopo, ci fermiamo davanti al miracolo della Moltiplicazione dei pani e dei pesci.
Prendiamo il Vangelo secondo Matteo (14,13-21) e leggiamo il passo che narra di questo prodigio, ritenuto così rilevante dai primi cristiani da essere raccontato nei Vangeli per sei volte. Gesù prova tenerezza per la folla che lo ha seguito e guarisce gli ammalati e, verso sera, ai discepoli che lo avevano sollecitato a congedare la gente, dice: «voi stessi date loro da mangiare» (v. 16). Come fare se hanno a disposizione solo cinque pani e due pesci? Uomini, donne e bambini si siedono sull’erba e guardano a Gesù.
Ora continuiamo la lettura alzando gli occhi alla splendente scena mosaicale dal fondo dorato. Al centro, di fronte a noi, emerge prepotente la figura di un giovane e imberbe Cristo, con tunica e manto purpurei e con attorno al capo un’aureola nella quale è inscritta una croce. Egli «prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli alla folla» (v. 19).
Con le tessere policrome di pasta vitrea, l’anonimo artista ha fissato questo momento: Gesù è raffigurato con le braccia distese, in forma di croce. A destra stanno Andrea con i pesci e Pietro, suo fratello, con barba bianca; a sinistra ci sono probabilmente i fratelli Giacomo, con i pani e Giovanni. I quattro hanno le mani coperte, secondo la prescrizione prevista per chiunque potesse ricevere o fare doni all’imperatore. I pesci sono due e i pani solo quattro perché – i cristiani d’allora lo sapevano bene – il primo pane che ha fondato la chiesa, la nutre e le insegna a dar da mangiare a chi ha fame, è Gesù che più volte si definisce: «Io sono il pane della vita».
Pier Giuliano Eymard, fondatore dei religiosi «Sacramentini», che oggi ricordiamo, scrive: «Gesù è il padre che ha preparato la tavola di famiglia. Alla santa tavola, tutti sono dei figli che ricevono lo stesso cibo».
don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.