XX Domenica Tempo Ordinario

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Raggiungiamo il centro storico di Parma. Entriamo nella «Pinacoteca Stuard», aperta dal 2002 nell’ex monastero benedettino San Paolo. Il complesso intitolato al collezionista parmigiano Giuseppe Stuard, da quattro anni è stato arricchito di numerose opere distribuite in ventidue sale. Siamo nell’ottava sala della Pinacoteca davanti a una delle maggiori opere dell’esposizione permanente: la grande tela, «Cristo e la Cananea» realizzata da Annibale Carracci, nel 1595 per la cappella di palazzo Farnese a Roma.
Seguendo il brano evangelico odierno (Matteo 15,21-28), il dipinto raffigura il dialogo tra Gesù e la donna, più che la guarigione della figlia.
Una donna di Canaan, quindi pagana, grida a Gesù chiedendogli di guarire la figlia. Egli, prima tace e poi, con una risposta allarmante, rifiuta di operare il miracolo, in quanto si considera inviato dal Padre solo per la salvezza del popolo ebraico. Comunque la donna si avvicina, si prostra davanti a lui riconoscendolo così come il vero maestro e implora: «Signore, aiutami!» (v. 25).
Continuiamo la lettura alternando il testo scritto alla tela dipinta. Si inizia una serie di domande e risposte: nel disegno di Dio quale posto hanno gli ebrei («i figli») e quale i pagani («i cagnolini»). «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini», ribadisce Gesù alla donna che non demorde e riprende: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Ella non rifiuta il primo posto di Israele ma ricorda che anche i pagani hanno il loro.
Carracci che affermava: «Noi altri dipintori abbiamo da parlar con le mani», rappresenta questo momento decisivo. Con un ginocchio ancora a terra e con la destra sul cuore, la donna guarda implorante Gesù, mentre indica con la sinistra il cagnolino. Di fronte alla fede rispettosamente ostinata della cananea che non pretende diritti ma si affida alla bontà di Dio, il Maestro esaudisce la richiesta ed esclama: «Donna, grande è la tua fede!» (v. 28). L’artista ha «scritto» questo elogio evidenziando la postura del Nazareno e il gesto della mano mentre rassicura la mamma che l’amata figlia è guarita: «Avvenga per te come desideri». L’esperienza della fede della donna di Canaan insegna ai discepoli rappresentati da uno anziano – forse Pietro -, ai destinatari del Vangelo di Matteo e a noi che le priorità di Dio non separano e non escludono mai alcuna persona. La salvezza è legata unicamente alla fede d’ogni uomo e d’ogni donna, e non alla razza, alla casta, ai titoli, alle raccomandazioni, alle leggi.
Pure per Alda Merini, decisivo è affidarsi a
«Gesù.
Sei il mio stesso sguardo.
Molti mi guardano negli occhi
e rimangono estatici
perché capiscono che io ti ho visto,
che ti ho sentito,
o che perlomeno qualche volta
ti ho anche tradito».

don Tarcisio Tironi
direttore del M.A.C.S.