XXXII Domenica Tempo Ordinario

Quando siamo invitati alle nozze ci prepariamo per tempo alla festa e non agli ultimi cinque minuti. Non parliamo poi degli sposi…Nel brano di Vangelo secondo Matteo (25,1-13), è lo sposo che ritarda l’arrivo. Ce lo narra Gesù nella parabola con cui precisa le condizioni per entrare nel Regno dei cieli. Dieci vergini sono state chiamate a fare le damigelle d’onore nell’attendere l’arrivo dello sposo per poi accompagnarlo in corteo al banchetto nuziale. Le ragazze dotate di lampade perché allora la cerimonia delle nozze di solito si celebrava la sera inoltrata, «poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono». Gesù precisa che cinque si sono dimostrate sagge perché previdenti (pro-videre, vedere prima, prepararsi) hanno portato con sé, oltre alle lampade, anche i vasetti con l’olio di riserva contrariamente alle altre cinque ritenute perciò stolte.

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«A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”». Si erano tutte addormentate come a dire che non sta nel sonno la differenza tra i due gruppi. Le prudenti si svegliano, mettono l’olio nelle lampade e sono pronte. Mentre le altre vanno a comprare l’olio, arriva lo sposo e quelle «che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa». Arrivano quelle che non si sono preparate. All’insistente preghiera allo sposo: «Signore, signore, aprici!», si sentono rispondere le tremende parole: «non vi conosco». Oltre al tema generale (l’incontro con Cristo alla fine dei tempi) sono narrati simbolicamente: le vergini rappresentanti due differenti modi d’attendere il Regno, le lampade accese allegoria della vigilanza e l’olio di chi è fedele.
Rileggiamo ora il testo attraverso il polittico di Giulio Aristide Sartorio, «Le Vergini Savie e Le Vergini Stolte», (1927-1928), ora alla Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale. L’opera che conferma quanto i gusti dell’artista rimasero legati alla pittura di carattere liberty, segna il passaggio dalla rappresentazione oggettiva della realtà a una dimensione più intima e soggettiva. Nei due settori laterali del dipinto, espressione del simbolismo déco, Sartorio raffigura a sinistra le vergini sagge e a destra quelle stolte mentre nello scomparto centrale accenna alla sfera celeste dell’eterna beatitudine. Di grande effetto è il simbolismo della porta che, dall’anta aperta di sinistra, lascia trasparire la luce divina in contrasto con l’anta di destra che resta chiusa nonostante una ragazza stia bussando con il battente.
Oltre alle numerose ed evidenti citazioni (da Pisanello le aureole a rilievo e da Ghiberti l’iconografia della «Porta del Paradiso» nel Battistero di Firenze), il simbolismo è sottolineato anche dalle piante rappresentate come pini (alberi senza frutto) negli scomparti laterali mentre compaiono gli olivi oltre la porta dello scomparto centrale.

Nel cuore d’ogni persona c’è sempre l’attesa. «Non aspetto nessuno: /ma deve venire, /verrà, se resisto. /A sbocciare non visto, /verrà d’improvviso, /quando meno l’avverto: /… verrà, forse già viene /il Suo bisbiglio» (Clemente Rebora).
don Tarcisio Tironi
dal M.A.C.S.