XXXIII Domenica Tempo Ordinario

Nel Vangelo (Matteo 25,14-30) Gesù ritorna su due caratteristiche necessarie a chi vuol seguirlo: vigilanza attiva e responsabilità coraggiosa. Il Cristo è come «un uomo che, partendo, per un viaggio» ha affidato ai suoi servi, ai suoi discepoli un compito: moltiplicare i doni che egli ha fatto a ciascuno. Ai tre servi ha lasciato molti dei suoi beni – «a uno cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo la capacità di ciascuno» – da amministrare saggiamente fino al ritorno.

clicca per ingrandire

Nell’opera «La parabola dei talenti», realizzata per la chiesa di Londra dedicata a St Edith, Clayton & Bell – uno dei laboratori di vetrate colorate più apprezzati in Inghilterra alla fine del XIX secolo – danno una dimostrazione e una conferma d’essere eccellenti nell’uso dei colori e maestri nel raccontare storie. Nella scena il padrone raffigurato al centro, in secondo piano, di spalle, con un prezioso abito, ha appena consegnato i talenti ai dipendenti e parte per un viaggio. I servi, con abiti diversi, vistosi per la foggia e per i colori, sono descritti con i loro talenti in mano. Quello sulla sinistra osserva i due e nel volto possiamo intuire che stia pensando a come valorizzare responsabilmente le occasioni della vita. Il servo di destra tiene in modo vistoso i cinque talenti e, mentre si sta muovendo per far fruttificare operosità e intraprendenza, guarda quasi compatendo il collega che, al centro, sta per nascondere sotterra il talento.
La scena centrale è tutta di questo servo, che non vuole correre rischi e perciò non traffica e si limita a conservare. Addirittura sostiene il talento con la mano ricoperta da un lembo del mantello quasi per paura di rovinarlo…Con l’altro braccio impugna una vanga ed è pronto a scavare una buca dove nascondere quanto ha ricevuto. In questa finestra, espressione artistica della pittura con la luce che attraverso i cambiamenti nel corso della giornata dà vita al vetro colorato, i due alberi grandi e rigogliosi sembrano confermare con efficacia l’avvenuto investimento dei doni ricevuti dai due servi.
Il centro del racconto sta nel dialogo tra il padrone e il servo che nasconde il talento perché ritiene il padrone «un uomo duro» e, di conseguenza, non può che aver paura fino a ritenersi giusto in quanto restituisce quanto ha ricevuto. «Il servo inutile» è gettato «fuori nelle tenebre» mentre gli altri due che hanno operato nel quotidiano con fantasia e creatività, sono chiamati uno dopo l’altro «servo buono e fedele», e perciò premiati: «prendi parte alla gioia del tuo padrone».
Dal «Diario 1941-1943» di Etty Hillesum, giovane olandese ebrea, vittima dell’Olocausto ad Auschwitz, un suggerimento stimolante: «Essere fedeli a se stessi, a Dio, ai propri momenti migliori. Soprattutto, devo essere più fedele a quel che vorrei chiamare il mio talento creativo, per modesto che sia».
don Tarcisio Tironi
dal M.A.C.S.