XXVII Domenica Tempo Ordinario

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Leggiamo il brano evangelico (Matteo 21,33-43) attraverso una splendida miniatura tratta dallo «Speculum HumanæSalvationis» (Lo specchio dell’umana salvezza). L’opera del 1360 circa, attribuita a Ludolfo di Sassonia, certosino a Strasburgo, è un’esposizione in latino della storia dell’umana Redenzione in 45 capitoli di versi ritmati, abbellita di miniature e poi di xilografie. Il libro è costruito secondo il genere letterario conosciuto come uno «Speculum»(specchio) cioè il confronto tra episodi dell’Antico Testamento (detto tipo) con altri corrispondenti del Nuovo Testamento (antitipo).
Nella parte bassa della miniatura (tipo) è raffigurato un gigantesco grappolo d’uva che, appeso ad un palo, due uomini, aiutandosi con il bastone, stanno portando a spalla per mostrarlo al popolo ebraico in cammino, come prova della fertilità dell’ormai vicina terra promessa da loro appena esplorata (cfr. Numeri 13,23). A questo episodio biblico, segno delle abbondanti protezioni di Dio per Israele, fa da antitipo quanto è rappresentato nella parte superiore della miniatura: la «parabola dei vignaioli assassini» che racconta della risposta malvagia dei capi di Israele alle benedizioni di Dio.
Il proprietario affida la sua vigna a dei contadini perché la coltivino e la custodiscano fino al tempo dei frutti. I vignaioli non solo maltrattano e uccidono i servi inviati dal padrone a ritirare il raccolto ma uccidono addirittura il figlio, l’erede, convinti così di ottenere la vigna. È questa la scena miniata. Sul portale di ingresso alla vigna cinta di mura e rigogliosa di grappoli, dove al centro campeggia una torre alta e articolata, due servi stanno uccidendo il figlio.
A quel punto Gesù invita gli ascoltatori a giudicare la situazione descritta: «Quando verrà il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?» (v. 40). E la risposta ovvia dei capi religiosi di Israele destinatari del messaggio – questi vignaioli meritavano il peggio – finisce per incriminarli. «Perciò io [Gesù] vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti» (v. 43).
La parabola che traccia la storia della salvezza evidenziando tappe oscure e luminose, non contiene solo un giudizio ma anche una promessa. Il fallimento del popolo d’Israele fa nascere un popolo nuovo, «altri contadini che consegneranno i frutti a suo tempo» (v. 41).
Dio non abbandona mai il suo popolo. Egli ha continuato a inviare profeti nonostante la ribellione e i tradimenti. Nella pienezza dei tempi, Dio ha mandato il Suo stesso Figlio convinto che «Avranno rispetto per mio figlio!» (v. 37) non per condannare ma per richiamare tutti alla vita.
Facciamo nostra la preghiera che padre Turoldo scrisse in forma poetica a commento di questa pagina evangelica.
«La vera vite Tu sei e noi i tralci,
solo con Te porteremo frutto,
e della vigna faremo un giardino
dove ognuno si senta di casa».
don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.