2^ Domenica di Pasqua

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Per la Chiesa orientale, la prima domenica dopo Pasqua è detta «Domenica di San Tommaso» perché si proclama il brano evangelico (Giovanni 20,19-31) dell’incontro del Risorto con l’apostolo che, non fidandosi della testimonianza degli amici («Abbiamo visto il Signore!») mentre lui era assente, ad essi risponde: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Da questa vicenda è diventato proverbiale il detto «essere come Tommaso», per indicare chi rifiuta di credere a quanto gli viene comunicato prima d’averne fatto un’esperienza.

In verità Tommaso, fedele seguace di Gesù, non si vergogna di esprimere le difficoltà nel credere e di fare domande come dopo l’affermazione di Gesù – «Vado a prepararvi un posto» e «voi non conoscete la via» – quando ribatte: «Signore, non sappiamo dove vai, e come possiamo conoscere la via?». Grazie a lui, il Maestro ci dona la splendida affermazione: «Io sono la via, la verità e la vita».

Guardiamo al frammento dell’icona ucraina del XVII secolo, mentre il Vangelo continua: «Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso». Dalla configurazione – i lati superiore e destro, la scritta al piede («Rinnegamento di Pietro») in riferimento alla scena sottostante – s’intuisce che la formella dedicata alla «Incredulità di Tommaso», come si legge in alto, faceva parte di un insieme di episodi dedicati probabilmente al Risorto.

La raffigurazione a colori vivaci, espressiva e popolaresca, fotografa il momento in cui «Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: “Pace a voi!”. Poi disse a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!”». Di particolare effetto è il gesto del Risorto presentato al centro della sua comunità, con le cicatrici dei chiodi ben evidenti, che prende il polso destro di Tommaso quasi obbligandolo a mettere la mano nel costato, ben evidenziato. L’apostolo, molto simile a noi, supera il precedente scetticismo con la grande professione di fede: «Mio Signore e mio Dio!».

In ogni apparizione agli apostoli il Risorto augura la pace per ricordare che la pace con Dio è fondamento di quella tra gli uomini. Leggere insieme questo scomparto di icona proveniente dall’Ucraina aiuti a conoscere storia e spiritualità di chi abita quella terra e come tutti desidera vivere in armonia.

Chiediamo a Dio la pace e costruiamola ogni giorno senza rimandi, come scrive Gianni Rodari: «L’arcobaleno, questa volta, lo vogliamo prima della tempesta, non dopo. La pace deve precedere, impedire la guerra, per non essere soltanto un doloroso bilancio di rovine».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.