Assunzione della Beata Vergine Maria – Anno B

«Con le due stole nel beato chiostro
son le due luci sole che saliro».

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Sul finire del canto XXV (v. 127-129) del Paradiso appare san Giovanni evangelista che, a Dante incuriosito, smentisce la leggendaria sua assunzione in Paradiso prima della morte e poi dichiara che solo Cristo e Maria («le due luci») hanno avuto il privilegio di ascendere in Paradiso («beato chiostro») prima della fine del mondo col corpo e con l’anima («con le due stole»). Su sollecitazione dell’apostolo – «e questo apporterai nel mondo vostro» – il poeta afferma che solo Cristo e Maria sono stati assunti in cielo con i corpi mortali. Teniamo presente che il dogma dell’Assunzione della Vergine è stato definito nel 1950.

Già nel canto XXIII a Dante è concesso di gustare un anticipo di Paradiso. Cristo infatti gli appare come un sole che illumina un giardino fiorito in cui brilla Maria, «la rosa in che ‘l verbo divino / carne si fece», in mezzo agli apostoli, «li gigli / al cui odor si prese il buon cammino» (v. 73-75). Nei versetti a seguire l’arcangelo Gabriele scende dall’alto sotto forma di luce dichiarando che continuerà ad onorare la Vergine girandole attorno a mo’ di corona al canto de «la circulata melodia» mentre l’accompagna dietro al Figlio risalente all’Empireo, come un’Assunzione dopo l’Ascensione: «seguirai tuo figlio, e farai dia / più la spera suprema perché lì entre» (v. 197-108).

Contempliamo «L’Assunzione» realizzata con tecnica divisionista da Gaetano Previati – olio su tela del 1903, al Museo dell’Ottocento di Ferrara – dopo aver studiato per un decennio il tema a lui caro. In uno spazio divino dove si leggono solamente brani di cielo e gruppi di angeli, Maria è raffigurata al centro del dipinto, in alto, con le mani e il volto rivolti al cielo perché attirata da Dio che l’ha creata. Ella appare come una luce dall’andamento ascensionale grazie al tratto filamentoso e ondulato del movimento del pennello che caratterizza pure gli angeli ai piedi della Vergine, i due che le fanno da corona a sinistra e a destra e, sullo sfondo, in ombra, le due schiere angeliche sovrapposte. L’illuminante visione costruita da un intreccio di colori (dai giallo-rosa agli azzurro-violetti) appare come una suggestione luminosa d’un intenso spessore spirituale.

Nell’opera, da subito definita con un paragone dantesco, una «dolce sinfonia di paradiso», si conferma la scelta pittorica e di vita così sintetizzata da Previati: «la mia idea è la liberazione dalla materia e dalla concupiscenza degli occhi. Il mio pennello cerca le vie dell’ascensione».

Imitiamo Dante quando in uno dei rari dati biografici, confida il suo affidamento costante alla protezione di Maria (Paradiso XXIII,88-89): «Il nome del bel fior ch’io sempre invoco / e mane e sera».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.