Battesimo del Signore C

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Si parla poco nel Vangelo della vita umana di Gesù, a parte la nascita, la fuga in Egitto e il distaccarsi, dodicenne, per tre giorni dai genitori, fino a quando, dopo tanto tempo di silenzio, a trent’anni lo ritroviamo in fila con altri per essere battezzato. La festa del suo Battesimo che con la domenica dopo l’Epifania conclude il tempo liturgico del Natale, è la terza epifania (manifestazione, apparizione) di Cristo, dopo la Sua nascita e la visita dei Magi.

È l’evangelista Luca (3,15-16.21-22) che racconta il Battesimo di Gesù al Giordano mentre Giovanni stava battezzando con l’acqua del fiume, simbolo della penitenza e della purificazione: «poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”».

Lasciamo il testo evangelico e osserviamo il «Battesimo di Cristo», capolavoro che Piero della Francesca ha dipinto a tempera all’uovo su legno di pioppo, negli anni ‘50 del XV secolo, ora visibile alla National Gallery di Londra. L’artista di Borgo Sansepolcro ha realizzato il quadro per l’Abbazia Camaldolese della sua città natale probabilmente raffigurata sullo sfondo, al centro, con mura e torrette, in una valle con dietro le montagne. Pure il noce e il ruscello in primo piano, presenti in quella zona al confine tra Umbria e Marche, sembrano confermare la volontà di Piero di segnalare ai concittadini l’importanza dell’evento «collocandolo» nelle loro terre. Nell’opera si evidenzia la messa in pratica di quanto l’artista aveva teorizzato nel trattato «De prospectiva pingendi»: il valore della matematica per spiegare come dipingere sviluppando al meglio la proporzione. Al centro, in un ruscello poco profondo, sta il Cristo nel momento del battesimo come testimonia l’acqua che il Battista con una ciotola versa sul capo di Lui. Mentre il Nazareno «stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba». Di grande effetto è la rappresentazione dello Spirito, la colomba che, in perfetta linea verticale fino alle mani giunte, scende su Gesù e sembra venire anche su di noi. Partecipano all’evento, a sinistra tre angeli con vesti e ali multicolori in amabile compagnia e sulla destra un uomo che, nell’atto di togliersi la veste in preparazione al proprio turno, lascia intravvedere dietro di sé i Magi sulla strada del ritorno dopo la visita al Bambino.

La voce dal cielo è anche per ogni battezzato e battezzata: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.