Domenica delle Palme

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«Vieni a camminare le nostre strade, / sei qui per portarci la salvezza. / Su di te è tutto il mio sguardo, / condividi il nostro focolare polveroso. / Visiti la mia città / cercando un puledro». Sono le prime strofe della poesia «Rendimi tuo puledro», scritta per la «Domenica delle Palme», all’inizio della Settimana Santa del 2019 dal vescovo mons. Fortunatus Nwachukwu, nunzio apostolico in Trinidad e Tobago. Il brano del Vangelo secondo Luca (19,28-40) proclamato nella Commemorazione dell’ingresso del Signore in Gerusalemme, narra anche della preparazione dell’evento mentre Gesù saliva verso la città santa. «Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: “Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: ‘Perché lo slegate?’, risponderete così: ‘Il Signore ne ha bisogno’ ”. Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto».

Né i due né gli altri chiedono spiegazioni o fanno domande al Maestro forse perché egli dimostrava d’aver preparato quanto stava per accadere o perché era normale vedere gente andare a Gerusalemme montando quadrupedi. Èverosimile che tutti conoscessero la parola del profeta Zaccaria – «Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina» (9,9) – ma anche sapessero che cavalcare un asino esprimeva intenzioni di pace mentre ci si serviva del cavallo per fare la guerra.

Posiamo attentamente lo sguardo sull’affresco di Jean-Hippolyte Flandrin «Ingresso di Gesù in Gerusalemme» che, realizzato tra il 1843 e il 1848, si trova su un lato del presbiterio del Santuario di St. Germain des Prés a Parigi. La scena evangelica dipinta su fondo oro e impreziosita da arabeschi, evidenzia il centro di tutto: Cristo ripreso di profilo, sta entrando su un puledro, senza ostentazione ma con autorevolezza, in Gerusalemme di cui si vedono mura e costruzioni. «Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, pieni di gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto». Ogni personaggio esprime a modo suo la consapevolezza che sta vivendo l’incontro della vita. A sinistra gli apostoli seguono il Maestro con passo solenne; a destra c’è chi prega, chi canta, chi si prostra a terra, chi alza il figlio; al centro guardano devoti; tutti cantano: «Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore».

Facciamo nostra la conclusione della poesia sopra citata: «Gerusalemme della tua passione / io abbraccio senza questione / cercando ora la stessa unzione / come il puledro che cavalcavi alla tua passione».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.