Epifania del Signore C

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La grazia della salvezza «è stata rivelata ora, con la manifestazione (“epifania”, in greco) del salvatore nostro Cristo Gesù». Come scrive Paolo a Timoteo, l’«epifania» del Salvatore coincide con la Sua incarnazione e il mistero pasquale. La bella notizia del Natale del Signore che si fa carne è annunciata con dei segni adatti ad ogni persona: Maria, un arcangelo; Giuseppe, un sogno; i pastori, la mangiatoia; gli scribi, la Scrittura; i magi, la stella; Erode, i saggi venuti dall’oriente. È Matteo (2,1-12) che racconta della visita dei sapienti: «alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”».

Pure il geniale Hieronymus Bosch segue la tradizione nelle sue varie opere sull’«Adorazione dei Magi» raffigurandoli come tre sovrani orientali a motivo del numero dei loro doni, di diversa età, chiamati Melchiorre, Gaspare e, di pelle scura, Baldassarre. Nell’«Adorazione» al Metropolitan Museum of Art di New York, dipinta ad olio, tempera e oro su tavola nel 1475 circa, la scena è presentata in una composizione prospettica dove un castello abbandonato fa da capanna grazie al telo verde che cinque angeli sono intenti a sostenere tra la torre e il muro diroccati per riparare Gesù, Maria, Giuseppe. A sinistra, dietro il padre putativo appoggiato al bastone, un pastore s’affaccia da una feritoia, poco più in là s’intravedono il bue e l’asino, e una coppia di colombi nelle fessure della torre. Due pastori si sporgono dalla finestra per vedere il mistero: uno allunga una mano sul fuocherello per scaldarsi e l’altro, dopo aver appoggiato bastone e brocca al muretto, pone la destra sul cuore in segno di rispetto.

Il pittore olandese presenta, oltre il muro rotto, un ampio paesaggio con persone al lavoro, una coppia danzante al suono d’un flauto, eserciti che si contrappongono. Comunque, in alto, brilla sempre la stella in perpendicolo al Bambino, tutto preso dall’abito e dai regali dei tre. Il mago più anziano, Melchiorre, porge un flacone arabo d’oro e una bacinella impreziosita da perle e gemme, con cui riconosce la regalità di Cristo. Gaspare, con la corona e il turbante, offre un magnifico ciborio con la mirra, prefigurante la morte di Gesù. Baldassarre si presenta con un contenitore d’incenso sormontato da un uccello dorato, forse in allusione al pellicano, simbolo di Cristo che si fa cibo.

Alla fine i magi, contenti, «per un’altra strada fecero ritorno al loro paese». Teniamo in cuore la riflessione di p. Davide Maria Montagna: «Cercatore verace di Dio è solo chi inciampa su una stella, scambia incenso e oro con un ridente cuore di bimbo e, tentando strade nuove, si smarrisce nel pulviscolo magico del deserto…».

don Tarcisio Tironi

direttore M.A.C.S.