Giovedì Santo C

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Dal 1969 si celebra il «Triduo pasquale», inizio della Settimana Santa, in tre giorni, da tramonto a tramonto: il primo, dalla «Messa nella Cena del Signore» nella sera del Giovedì alla sepoltura; il secondo dal tramonto del Venerdì’ a quello del Sabato; il terzo dalla Veglia pasquale ai Vespri della domenica di Risurrezione.

Con la Messa celebrata dopo il tramonto del sole del Giovedì, si fa quindi memoria dell’istituzione dell’Eucaristia e dell’ordine sacerdotale e del fondamentale comando del Signore riguardante la carità fraterna. Giovanni (13,1-15) nel Vangelo narra che cosa è accaduto a Gesù nell’ultima sera della sua vita terrena. «Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, […] si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto».

L’ospite era sempre accolto in casa con il gesto del lavaggio dei piedi come segno di cordialità e, se svolto da chi ospitava, diventava un segno di grande rispetto. Gesù, il Maestro, nell’ultima cena si rifà a questa consuetudine e lava i piedi ai suoi discepoli.

Il lato principale, rivolto ai fedeli, della «Maestà» dipinta a tempera su tavola da Duccio di Buoninsegna per l’altare maggiore del Duomo di Siena (1308-1311), ora al Museo dell’Opera Metropolitana della stessa città, presenta la «Vergine con Bambino in trono», attorniata da un’assemblea di santi e angeli su fondo oro. Sul retro, destinato alla visione del clero, sono raffigurate ventisei «Storie della Passione di Cristo», divise in formelle. Al centro, nella parte inferiore di una di queste, contempliamo «L’Ultima cena» e, proseguendo la lettura indicata dall’artista, in quella superiore, «La lavanda dei piedi».

Duccio rappresenta le due scene all’interno di una stanza molto curata. Nella prima evidenzia a tal punto la tensione degli apostoli attorno alla tavola apparecchiata da sacrificare la raffigurazione spaziale mentre nella seconda sottolinea il gesto di Pietro che sta dicendo: «”Signore, tu lavi i piedi a me?”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”». Due particolari incuriosiscono lo sguardo. Nella «Cena» assieme a piccoli pesci e ai bicchieri con il vino, simboli cristologici, compare un maialino da latte. Nella «Lavanda» colpiscono l’asciugamano appeso in alto a destra e gli enormi insetti neri sul pavimento e sul divano.

Possiamo continuare la riflessione con l’aiuto di un brano tratto dalla «Lettera ai Romani», scritta da Ignazio di Antiochia, morto martire a Roma nel 107 circa: «Come nutrimento voglio il pane di Dio, che è la carne di Cristo, e come bevanda il suo sangue, che è l’amore incorruttibile».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.