II Domenica dopo Natale C

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A Taizè e nei vari gruppi sparsi nel mondo, durante la preghiera, dal 1987 si canta anche con questo testo di San Giovanni della Croce (XVI secolo), musicato a canone da Jacques Berthier: «Di notte andremo di notte per incontrare la fonte, solo la sete ci illumina, solo la sete ci illumina» (De noche iremos de noche, que para encontrar la fuente, solo la sed nos alumbra). La preghiera esprime lo stato interiore di chi, nella fatica e nell’oscurità del vivere, si muove mosso dalla ricerca appassionata e, a volte, dolorosa della luce perché solo l’aver sete porta a cercare la sorgente. Per uscire dalla notte è necessario desiderare la luce.

Nel «Prologo» del Vangelo secondo Giovanni (1,1-18) già meditato a Natale, l’apostolo presenta un’intima connessione di tre parole: Verbo, vita, luce. «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta». Per l’evangelista il Verbo/Logos che opera in Gesù, rivelatore del Padre, è l’energia luminosa che indica e insegna la via della vita come la luce naturale consente di vedere per vivere nel mondo.

La luce del Cristo viene per tutte le persone che l’accolgono – «Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» – in aiuto a discernere la via della vita evitando il buio e l’imbroglio in ogni ambito dell’esistenza. Anche là dove «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto», il segnale luminoso non si spegne ma continua a risplendere.

Continuiamo il commento al Vangelo attraverso un’opera di Tokujin Yoshioka, un artista giapponese che a vent’anni rimase folgorato dalla forza travolgente della radiazione luminosa all’interno della «Cappella del Rosario» progettata da Henri Matisse a Vence. «Il sogno di costruire un’architettura come questa cappella – ha dichiarato – mi è venuto in mente con forza. Come uno degli elementi importanti del progetto architettonico “Rainbow Church” (Chiesa dell’Arcobaleno), la vetrata composta da cinquecento prismi di cristallo converte i raggi naturali nel colore dell’arcobaleno in modo che la “luce miracolosa” appaia nello spazio». Attraverso l’installazione del 2010, alta otto metri, l’artista è riuscito a rifrangere la luce naturale al punto da inondare la chiesa di un bagliore prodigioso, richiamo al soprannaturale.

Nella donna seduta all’interno della chiesa, incantata, estasiata e coinvolta, mi pare di «leggere» gli effetti della luminosità e della forza del chiarore lasciati dal Verbo che «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.